SALTWATER FLYFISHING IN KAYAK
Da qualche anno anche in Italia possiamo vedere alcuni “temerari” che affrontano
le salmastre acque dei nostri mari con queste imbarcazioni costruite e progettate
allo scopo di agevolare in tutto e per tutto le varie azioni di pesca. Vi
sono diversi vantaggi nel dedicarsi a questa disciplina emergente, in primo
luogo poter accedere con facilità a quegli spot non raggiungibili normalmente
da riva, ed a volte nemmeno dalla barca, quindi poter concentrare l’azione
di pesca in zone poco frequentate e battute dai pescatori e questo naturalmente
è un grande vantaggio, i pesci meno infastiditi potrebbero essere molto
più collaborativi e magari farsi trarre in inganno con più facilità dalle
nostre imitazioni. Il prezzo è senza ombra di dubbio un motivo di interesse,
infatti la fascia di prezzo parte da circa 500 euro per il modello base,
fino ad arrivare a circa 2000 per il top della gamma, cifra irrisoria se
immaginiamo i prezzi di una piccola imbarcazione che ci possa permettere
di avvicinarci in tutta sicurezza alla pesca i mare , senza considerare
che un piccolo natante nella maggior parte dei casi necessita di un posto
barca, che naturalmente ha un costo, ha bisogno di una maggiore manutenzione,è
ingombrante e quindi dobbiamo disporre di spazi idonei dove alloggiarlo,
nella maggior parte dei casi di un carrello per trasportarlo, di un’autovettura
dotata di gancio di traino, insomma di innumerevoli costi accessori di cui
il kayak non necessita, infatti lo possiamo trasportare tranquillamente
sul portapacchi della nostra autovettura e autonomamente uscire in mare
da qualsiasi spiaggia o piccolo approdo. Sintetizzando un oggetto di poco
ingombro che non richiede manutenzione,ha un costo accessibile, e ci consente
un’elevata autonomia, sia nel trasporto che nell’uscita in mare. Analizzati
ora i molteplici vantaggi che ci spingono ad avvicinarci a questa disciplina
vediamo nel dettaglio un kayak da pesca.
IL KAYAK
Un buon kayak da pesca è costruito in polietilene, materiale resistentissimo
ed indistruttibile, anche se in commercio ne possiamo trovare alcuni gonfiabili,
di pochissimo ingombro e di facile rimessaggio, ma un imbarcazione rigida
si adatta meglio ad affrontare il mare soprattutto per una questione di
sicurezza, infatti i cosiddetti kayak rigidi sono inaffondabili e autosvuotanti.
Le lunghezze partono dai 2,20 metri circa fino ad un massimo di 4,80 metri
circa, maggior lunghezza vuol dire maggior galleggiabilità, maggiore stabilità
e velocità., ogni modello è dotato di scheda tecnica sulla quale vi sono
oltre a tutte le caratteristiche tecniche anche il peso sopportabile, cioè
ogni imbarcazione dà il massimo delle prestazioni e della sicurezza se il
peso del pescatore è compreso nel range di peso previsto dal costruttore.
Questo è molto importante, ci permetterà di avere una canoa che sia indicata
alla nostra struttura fisica, concedendoci maggiore galleggiabilità stabilità
e facilitandoci sia nell’azione di pagaia che in quella di pesca. Dopo aver
considerato le varie tipologie di scafo veniamo adesso ad adattarli alle
nostre esigenze di pesca, di confort e sicurezza. Ci sono innumerevoli accessori
di cui possiamo fornire il nostro scafo, per quanto riguarda la pesca possiamo
personalizzarlo per la pesca alla traina, allo spinning al bolentino, alla
mosca ed addirittura abbinarci un salpapalamiti, questo a conferma delle
svariate possibilità che questo attrezzo può darci in fase di pesca. Possiamo
dotarlo di ecoscandaglio, gps, insomma tutte le apparecchiature elettroniche
per farlo diventare una vera e propria piccola imbarcazione da pesca. Nello
specifico della mia disciplina cioè la pesca a mosca possiamo far montare
sul nostro scafo dei portacanne specifici che ci permetteranno di avere
a disposizione nella nostra battuta di pesca più di una canna. Per il confort
possiamo dotarlo di sedile in cordura imbottito, di cuscini gonfiabili che
renderanno più confortevoli i nostri spostamenti, di pagaie più o meno leggere
e performanti, possiamo adattare o far montare dalla casa costruttrice un
kit che ci permetterà di spostarci pedalando, tramite delle pinne studiate
osservando il nuoto dei pinguini, e quindi similari a quelle di questi Sfeniscidi,
con poco sforzo si ottiene una buona andatura e per cambiare direzione useremo
un piccolo timone applicato sulla poppa dell’imbarcazione, tutto ciò ci
renderà ancora più semplice l’azione di pesca, infatti non dovendo pagaiare
potremmo tentare alcuni lanci anche durante le fasi di spostamento. Vi sono
inoltre fra i vari accessori degli stabilizzatori laterali da poter applicare
facilmente al kayak, che evitando il rollio vi permetteranno di potervi
sentire ancora più sicuri , ed in condizioni favorevoli anche di alzarvi
il piedi ed effettuare lanci da questa posizione, cosa.tuttavia, che sconsiglio
vivamente, una piccola ondina procurata da un imbarcazione di passaggio,
un movimento fatto male, ed eccoci in acqua, magari per un bagno fuori stagione,quindi
evitiamo inutili virtuosismi e usiamo il nostro mezzo in maniera classica,
cioè comodamente seduti. Per quanto riguarda la sicurezza, la cosa più importante
e direi obbligatoria per le nostre uscite è il giubbotto salvagente, un
accessorio da indossare in ogni nostra uscita. Se intendiamo effettuare
uscite anche in notturna possiamo dotarlo di luci di via in modo da poter
essere individuati da eventuali altri imbarcazioni ad evitare possibili
incidenti. Vi sono inoltre due accessori a parer mio molto utili, la “barra
Ozone magic”, un accessorio da applicare alle barre portatutto della vostra
autovettura, un’aiuto importante nella fase di carico, infatti la barre
scorre e fuoriesce lateralmente permettendovi di poggiare la prua del vostro
kayak e
conseguentemente farlo scorrere per poi sistemarlo al centro del portapacchi, da soli con poco dispendio di energia sarete in grado di affrontare questa faticosa operazione, questo soprattutto per le imbarcazioni di maggiore lunghezza e quindi anche di maggior peso, considerate comunque che un kayak come quello da me usato in questo servizio il “Samblas Predator Pesca” prodotto dalla ditta Ozone di Treviso pesa solamente 25 kg pur essendo lungo 4,42 m e largo 76 cm, inoltre per il trasportarlo in tutta comodità fino all’acqua consiglio il carrello tipo il “Canyon 260” sempre della ditta Ozone con ruote larghe da spiaggia. Varie cime, un ancorotto ed un ancora galleggiante saranno utili accessori soprattutto per rimanere in pesca su mangianze. Ora prima di entrare in acqua con il kayak controlliamo di avere tutta l’attrezzatura necessaria per la nostra battuta di pesca, vediamo che varie scatole che contengono accessori di utilità e streamer siano nell’apposito alloggiamento ben assicurate dall’apposita rete elastica, che le canne siano ben inserite negli appositi portacanne ed al limite collegatele a quest’ultimo con una piccola cima. Ad evitare di poter accidentalmente perdere il nostro unico ausilio per gli spostamenti, dotiamo la pagaia di una piccola cima elastica fissata all’imbarcazione, di lunghezza tale che non ci ostacoli nell’azione di voga. Adesso tutto è a posto e la nostra battuta di pesca può iniziare.
ATTREZZATURA
Per quanto riguarda le canne per questa tipologia di pesca consiglio delle
canne specifiche da Saltwater con anelli e ghiere in materiali che non risentono
dell’azione corrosiva dell’acqua salata, le misure ideali sono delle nove
piedi per coda 8-9 , anche per i mulinelli consiglio di puntare su prodotti
specifici per la pesca in mare dotati di ampie bobine capaci di contenere
una buona quantità di baking utile nel caso si aggancino grosse prede. Per
quanto riguarda le code distingueremo fra quelle da superficie e quelle
affondanti. Per le code di superficie consiglio delle WF con belly molto
pronunciato in grado di permetterci con tutta facilità di lanciare voluminose
esce anche a ragguardevoli distanza, senza stancarci troppo nella doppia
trazione, una normale wf specifica da black-bass potrebbe andare bene ,
anche se ci sono prodotti specifici saltwater, come le Bermuda triangle
taper della linea Royal Wulff, studiate appositamente per la pesca in acque
salmastre, ed importate e distribuite da Alpi Flyfishing .
Per le affondanti consiglio le Rio Deep Sea Fly Line ad affondamento super
rapido con anima interna in Powerflex, una coda che facilita molto nell’azione
di lancio, tanto che viene definita “la coda che si lancia da sola”, altra
caratteristica che ci renderà le fasi di montaggio sul mulinello più semplici
e rapide , il fatto di avere asole precostruite su entrambe le estremità,
in alternativa sempre della Rio la Outbound Custom shooting taper , composta
da una running line di 36,6 m ed una parte affondante di 11 metri. Caratteristica
molto interessante è che la parte finale , cioè quella sinking può essere
tagliata, adattando così la coda all’azione della nostra canna. Inoltre
possiamo scegliere tre gradi di affondamento, T8, T11 e T14. Anche questi
prodotti vengono distribuiti da Alpi Fly Fishing. Come finale utilizzeremo
un semplice finale a nodi composto da uno spezzone di circa 80 centimetri
di monofilo dello 0,50 e 30 centimetri ello 0,40 a cui applicheremo il tippet
di dimensioni adeguate alle prede che andremo ad insidiare, consiglio comunque
per il tippet di usare del fluorocarbon, con maggiore tenuta e molto meno
visibile. Se andremo ad insidiare delle prede con dentature che potrebbero
facilmente rompere il tippet, aggiungeremo a quest’ultimo uno spezzone di
cavetto di acciaio di dimensioni proporzionate fissandolo asola con asola,
in alternativa vi sono sul mercato dei cavetti di ultima generazione molto
morbidi che ci danno la possibilità di eseguire nodi come in normale monofilo
di nylon. Per quanto riguarda gli artificiali dovremmo scrivere pagine su
pagine ne elencherò solamente alcuni e poi in dettaglio vedremo quelli da
me usati in questa battuta di pesca. Per la superficie useremo dei popper
di diverse dimensioni, delle crease fly, wiggle tail gurgler,mylar popper
ed altre imitazioni di piccoli pesci che stazionano in superficie, al di
sotto della superficie useremo dei cluser, dei gummy minnow , EP och, wiggle
tail Eel, imitazioni di gamberetto e granchio oltre a quelle di piccole
acciughe o pesce foraggio in varie colorazioni e materiali. Passiamo adesso
a parlare di alcuni accessori importanti per la nostra battuta di pesca,
come scatole varie stagne ove riporre i vari artificiali e materiali di
utilità, come forbici, pinze per slamare, bobine di filo ecc.. Per contenere
i nostri documenti , indispensabili nel caso di un controllo della guardia
costiera, ma anche per cellulare o VHF utili per poter comunicare in caso
di necessità e anche per gli altri possibili apparati elettronici, vi sono
dei contenitori stagni prodotti dalla ditta Aquapac ed importati dalla ditta
Brava di Genova in cui riporli evitando che si danneggino . Ultimo ma di
grande importanza è il boca grip che ci consentirà di salpare con facilità
e in sicurezza, le nostre prede.
FLY FISHING KAYAK
Il kayak fishing ha trovato grande consenso fra tutti quei pescatori che già frequentavano le acque salmastre ed hanno visto in questa imbarcazione un modo economico e pratico per dedicarsi alla loro passione, parlo di coloro che praticavano traina, bolentino, palamito, ma purtroppo non dotati di un mezzo proprio, erano costretti nella maggior parte dei casi ad essere ospiti sulla barca di un amico o al limite noleggiarne una per potersi dedicare alla propria passione. In seguito si sono avvicinati gli appassionati di spinning in mare e chi già praticava la pesca a mosca in queste acque, comprendendo i vantaggi di questo pratico mezzo che consentiva di poter pescare su spot altrimenti irraggiungibili da riva. Nella mia disciplina, purtroppo ci sono ancora parecchie perplessità sulla pesca in saltwater, e non parlo di quei “puristi” che sostengono che la pesca a mosca si possa praticare solamente con la mosca secca, disdegnando e ripudiando ninfe e streamer, ma di tutti coloro che abituati a torrenti e fiumi, si spaventano di fronte alla vastità del mare, è a costoro che vorrei rivolgermi, cercando di fargli capire che con l’esperienza, con l’ausilio di amici che praticano già questa tecnica, ma anche informandosi o leggendo, possono ridurre ciò che a prima vista può sembrare infinito ad un ambiente familiare come la corrente di un torrente o una lunga lama di un fiume dove ben sanno oramai dove trote e temoli stazionino. Anche per il mare è la medesima cosa, non lanceremo a casaccio sperando in possibile cattura ,ma cercheremo di concentrare le nostre uscite di pesca su spot ben specifici, ma andiamo a vedere in dettaglio quali possono essere le zone calde. Abbiamo fino ad ora capito che non si può uscire in mare, fermarci in un punto a caso e cominciare a lanciare, ma bisogna battere tutte quelle zone dove solitamente stazionano i predatori, e per capirlo dobbiamo cercare di comprendere quali possano essere tali zone. Dobbiamo pensare
come una spigola od un grosso serra affamato, chiederci dove andrebbe a
cacciare per procacciarsi un lauto pasto, ricordiamoci che tutti gli organismi,
noi compresi sottostiamo ad una legge economica che impone di scegliere
l’opzione che consenta il maggior guadagno con il minor dispendio energetico,
quindi dovremo cercare le nostre prede dove c’è abbondanza di cibo, e sia
facile per esse sferrare un attacco con esito positivo. Queste situazioni
favorevoli per i predatori le possiamo trovare, in diversi luoghi, come:
qualsiasi uscita a mare di acqua dolce, nei pressi di piccoli porti o approdi
turistici, nelle vicinanze di scogliere, siano esse naturali o create dagli
uomini, ed anche nelle vicinanze delle soffolte, rialzamenti subacquei in
pietra, cemento o sacchi di sabbia, studiate per riportare sabbia in quei
luoghi dove l’erosione precedentemente ne aveva portata via, insomma tutti
i luoghi dove si possa trovare abbondanza di pesce foraggio saranno quelli
dove lanciare le nostre esche. La cosa cambia nel caso avessimo intenzione
di insidiare pesci pelagici, come piccoli tunnidi, o lampughe, che difficilmente
si avvicinano a riva, in quel caso saremmo costretti a seguire altri segnali,
per cercare delle mangianze, nostri alleati in questo caso saranno i gabbiani
che difficilmente si faranno sfuggire alici, sarde o altri pesciolini che
i predatori avranno costretto in superficie. Se abbiamo la fortuna di trovare
a portata di pagaia simili condizioni, dovremmo avvicinarci con cautela,
cercando di far il minor rumore possibile, mettere a mare l’ancora galleggiante
legandola alla parte centrale del kayak in modo da scarrocciare di bordo
e non di prua, riporre la pagaia in modo tale da non perderla, posizionarsi
nella parte centrale dello scafo, sedersi paralleli all’asse longitudinale
di quest’ultimo con le gambe nell’acqua, a questo punto prenderemo la canna
dall’apposito portacanne ed inizieremo a lanciare il nostro streamer nei
pressi della mangianza, solitamente, in queste condizioni , l’attacco è
quasi immediato. Infatti il pesce preso dalla frenesia alimentare attaccherà
qualsiasi cosa che possa somigliare ad un piccolo pesce che gli passi vicino,
sfortunatamente non è facile imbattersi in tali circostanze, ma battendo
assiduamente le acque marine, vedrete che prima o poi vi capiterà. Le immagini
che vedete in questo servizio sono state fatte durante un uscita nei pressi
di uno sbocco a mare di un piccolo fiume, la giornata ci ha regalato grandi
soddisfazioni, oltre a numerosi sgombri catturati per lo più con coda affondante
e piccoli streamer ad imitazione di piccole acciughe, anche una bella spigola
che stava cacciando piccoli cefali, dopo alcuni lanci ha abboccato ad un
artificiale di superficie in maniera da farci concludere degnamente la nostra
battuta di pesca.
CONCLUSIONI
Vorrei concludere con alcuni suggerimenti, uno di questi è quello di informarsi
prima di effettuare un uscita di pesca presso la Capitaneria di Porto della
zona chiedendo informazioni sulla distanza massima consentita per i kayak,
infatti non esistendo una vera e propria normativa che regoli queste imbarcazioni,
è bene informarsi e chiedere ad evitare spiacevoli ammonizioni o ammende
da parte degli organi di controllo. Interpretando la legge l’unica inquadratura
possibile è tra i mezzi a remi “similari” per esempio i pattini, quindi
se vogliamo essere perfettamente in regola dobbiamo sottostare alle normative
che regolano queste tipologie di natanti, per ora il kayak in alto mare,
come possiamo vedere su filmati o riviste specializzate , sono ancora un
sogno per noi Italiani, non solo per la tipologia di prede o per le loro
dimensioni, ma soprattutto per il fatto che non possiamo spingerci fino
a tali distanze, credo comunque che lo sviluppo ed il diffondersi di questa
disciplina faccia si che qualcuno si accorga di noi ed ascolti le nostre
voci ma soprattutto ci dia la possibilità di pescare, naturalmente con tutte
le dotazioni, come tutte le altre tipologie di imbarcazioni.
Per maggiori informazioni sul costo di queste imbarcazioni potete rivolgervi
alla Ditta Ozone di Treviso, distributori dei marchi Hobie Kayaks, Fell
Free e rivenditori di Wilderness System, RTM, Ocean Kayak, inoltre produttori
del marchio Sanblass, il kayak usato per questo servizio, la ditta in questione
si trova a Quinto di Treviso (TV) e potete contattarli telefonando al numero
0422 479273, inviare un fax al 0422 470376 o visitare il sito internet www.ozonekayak.com.
