La Mosca Sommersa
LA PESCHETTA A RISALIRE
Durante gli anni trascorsi a pescare con la tecnica della mosca artificiale
,è normale che andando a svolgere questa attività con amici provenienti
da diverse regioni Italiane, in ambienti fluviali completamente diversi
da quelli comunemente abituati a frequentare ci accorgiamo che a volte questi
pescatori sviluppano tecniche differenti da zona a zona , chiaramente molto
simili tra loro, ma che hanno alcune caratteristiche, chiamiamole sfumature
che le rendono più funzionali in determinati ambienti.
Qualche anno fa ,io ed alcuni amici moschisti fondammo una società di pesca
a mosca che chiamammo EAGLE FLY e visto che provenendo tutti da diverse
regioni , la zona e la città che scegliemmo dove fondare la sede ,fù la
città di Parma , primo perché da un punto di vista logistico era l'ideale
per accontentare quasi tutti , secondo perché il nostro presidente che si
era preso carico di tutto il lavoro burocratico della società abitava in
questo paese.
Diversamente da quanto si credeva, la distanza non ha impedito di stabilire
un rapporto di amicizia con molte persone e benché distante, parecchie volte
mi sono recato a pescare nell'Appennino Parmense venendo a conoscenza di
fiumi come il Taro il Ceno l'Enza ecc. sempre accompagnato da qualche amico
della zona che mi ha fatto scoprire posti molto belli, ma soprattutto mi
hanno fatto conoscere un fiume che secondo mè è fra i più belli d'Italia
, l'AVETO , che scorre nelle limitrofe province di Genova e poi di Piacenza,
dove nel paese di Rezzoaglio ,Vincenzo ,(colui che mi ha fatto scoprire
questo fantastico fiume) ha vissuto da ragazzo ,facendo le sue prime esperienze
di pesca ,e crescendo quindi presso le sponde di questa invidiabile palestra
, non poteva che diventare super esperto di questo fiume.
Il fiume Aveto si presta a tutte le tecniche di pesca con la coda di topo,
con la secca è divertente insidiare le trote e i temoli presenti nelle piane
, ma è con la sommersa che si hanno le maggiori possibilità di catturare
pesci in determinati tratti , caratterizzati da un alveo ricco di grossi
sassi e con una profondità limitata.
Vincenzo in questo fiume mi ha trasmesso tutti i segreti di un sistema che
è molto praticato in questa zona :la "peschetta a risalire" che
è l'ideale per affrontare i torrenti appenninici.
Devo riconoscere che questo tipo di pesca mi ha "preso" a tal
punto che ha addirittura superato in mè l'interesse dato alla pesca con
la mosca secca, condizionando le mie uscite , scegliendo tratti di torrente,
presenti anche dalle mie parti, con le caratteristiche adatte per poter
pescare a "peschetta" , tali caratteristiche sono : bassa profondità,
al massimo poco superiore al ginocchio, molte grosse pietre nell'alveo e
corrente piuttosto allegra, la limpidezza della linfa è basilare e sono
da preferire i corsi con il fondo come si suol dire "maturo" cioè
piuttosto scuro che indica che il torrente da parecchio tempo non ha mutato
il suo corso.
Francamente il sistema è simile alla pesca alla valsesiana, ma presenta
alcune caratteristiche che lo distinguono : prima di tutto si deve pescare
obbligatoriamente in acqua risalendo il torrente lentamente cercando di
evitare di fare rumore che comunque verrà ovattato e portato a valle dalla
corrente, in questo modo ci presenteremo alle spalle delle trote senza che
esse possano sentirci, e approfittando che queste hanno il "cono visivo"sempre
rivolto a monte ,noi possiamo tranquillamente avvicinarci di parecchio al
pesce tanto da permetterci a volte di distinguerlo tra le correnti a pochissima
distanza da noi.
Si usano di solito due sommerse, ma dove il torrente presenta una larghezza
superiore ai cinque metri è possibile, anzi è consigliabile usare un artificiale
in più.
Artificiali che vanno montati a circa sessanta centimetri l'uno dall'altro
, montati su un filo dello 0,20 , che può sembrare esagerato, ma che permette
ai corti braccioli di circa 3 cm di non accavallarsi sul tratto di lenza
madre, rendendoli inutili, credete,la trota non avrà il tempo di accorgersi
dell'inganno perché quando salirà sull'artificiale ,data la vicinanza la
ferrata sarà immediata.
Il lancio sarà pari o poco di più del doppio della lunghezza della canna
che sarà piuttosto lunga, possibilmente oltre i 10 piedi , molto leggera,
questo perché dovrà servirci a mantenere ben tesa la lenza tra noi e gli
artificiali tenendo il braccio ben teso in avanti ,piuttosto che al lancio
che ripeto dovrà essere il più possibile corto .
Gli artificiali sono simili a degli spider ,o a delle mosche valsesiane
,solo hanno i corpi leggermente più spessi, sono costruite su ami del N°10
corti (tipo grub)
,ultimamente sto usando dei Tiemco (TMC 206BL) del N°12 che sono corti ,fatti
con un filo piuttosto fine , per cui molto penetranti ,blu e senza ardiglione,
che ci permettono così di slamare in modo indolore tutti i pesci catturati.
Variando le mosche secondo le stagioni , costruisco le lenze secondo un
valido sistema : la prima , per intenderci quella di punta , la costruisco
verniciando il corpo fatto con seta floss con diverse mani di vernice per
le legature, questo per renderla leggermente più pesante delle altre per
far sì che affondi meglio , avendo la possibilità di poter usare tre mosche
,metto quella centrale costruita con materiale naturale , di solito eseguo
il corpo con alcuni avvolgimenti di barbule della coda del fagiano maschio,e
con le hacles fatte con una penna di beccaccia, mentre quella più vicina
a noi la realizzo con un corpo in dubbing di kapok giallino che come sappiamo
tutti è estremamente galleggiante, tinsel in oro, e con le hacles di pernice
chiara, la ingrasso molto bene in maniera che diventi molto galleggiante
e sopratutto molto visibile tanto da permettermi di usarla a galla come
se fosse una mosca secca.
Quindi avrete capito che con questa lenza si pesca piuttosto sotto con la
prima mosca, leggermente sotto il pelo dell'acqua con la seconda e a galla
con la terza
il tutto senza dover continuamente fare falsi lanci , dato che la terremo
e galla con la tensione della lenza.
Il sistema della "peschetta " permette di poter pescare in tutti
quei tratti che di solito la maggioranza dei pescatori con la mosca (ed
anche quelli al tocco) trascurano, difatti affrontando i torrenti montani
con altri moschisti ho sempre notato che loro scartano molti tratti di torrente
privilegiando solo le buche e le piane, a torto perché a volte in questi
tratti con acqua bassa trascurati da tutti nascondono molto pesce , infatti
,moltissime volte ho preso pesci decenti per le nostre acque (in tratti
liberi ,non in riserve) in poco più di 20 centimetri di profondità ,ma che
celavano la tana di una bella trota immediatamente sotto ad un sasso ben
più profonda di 20 cm , quindi invito tutti i moschisti a provare questo
sistema che dopo un certo periodo di rodaggio saprà premiare coloro che
vi dedicheranno delle uscite.
Come succede in quasi tutte le tecniche , anche il sistema della peschetta
ha i suoi limiti , infatti nelle acque i n cui sono presenti i ciprinidi
, specialmente i cavedani è possibile indirizzare ad essi i nostri sforzi
per poterli catturare ,ma
bisogna oltremodo essere molto attenti a non spaventare i pesci che al contrario
delle trote si muovono continuamente cambiando spesso postazione, e diverse
volte ce li troviamo con il muso girato a valle , con la conseguenza che
se anche abbiamo cercato di non far rumore, il pesce ci può facilmente scorgere,
scappando a con il risultato di trasmettere terrore e mettere in fuga tutto
il pesce presente in un bel tratto di torrente.
La stessa cosa può avvenire anche affacciandoci ad una piana o ad una buca
che è possibile trovare nel nostro percorso di risalita in acque da trote,
dove le piccole trotelle amano stare proprio a fine lama e purtroppo anche
con tutte le precauzioni ,è ben difficile non farci scorgere, con il risultato
di allarmare per un pò di tempo gli abitanti della piana.
Non tutti saranno d 'accordo con mè nel dover per forza entrare in acqua
ma se vogliamo praticare con successo questo sistema è d'obbligo che si
risalgano i torrenti proprio al centro del corso, non temete di disturbare
per tutta la giornata il fiume ,non è proprio così, infatti ,ho provato
a rifare lo stesso tratto risalito nel bel mezzo del corso circa un'ora
prima e ho continuato a catturare come se nessuno sia entrato in acqua.
Ricette degli artificiali
"Carota"
corpo in filanca arancio fluorescente tornito con
avvolgimenti sovrapposti poi verniciato con epossidica
hacles di pernice naturale
testa giallo-verde fluorescente
questa sommersa di pura fantasia messa in punta secondo mè è insuperabile
nella cattura di trote naturali (non di imissione)
"mosca dell' Aveto"
alternativa ,sempre da mettere in punta
corpo in filanca beige verniciato
hacles in pernice naturale
testa giallina
buona anche per il temolo e ciprinidi vari
"imitazione di effimera vinaccia"
corpo in poly vinaccia
rib -tinsel argento fine
hacles penna dell'ala di beccaccia
testa nera
mosca da mettere sul bracciolo di mezzo
ottima per tutti i tipi di pesci presenti
superlativa in presenza di schiuse di "red spinner"
e. venosus
"imitazione di effimera grigia"
corpo alcune fibre di grossa penna grigia avvolte sull'amo
hacles di piccione grigio
testa marrone
mosca da mettere sul bracciolo di mezzo
universale
"giallina"
corpo in kapok giallino
rib tinsel fine argento
hacles pernice naturale
testa giallina
mosca molto visibile da mettere sul primo bracciolo e và ingrassata
"pallida"
corpo in kapok bianco tinsel in argento
hacles color miele di gallina
testa giallina
mosca molto visibile da mettere sul primo bracciolo e và ingrassata
la giallina e la pallida sono costruite in maniera da risultare molto visibili
perché oltre che a catturare devono permetterci di stabilire un immediato
contatto visivo con il treno delle nostre imitazioni e a volte fungere da
segnalatore di abboccata nei momenti di distrazione.
PISTOLETTI MARCO
mpistoletti@alice.it