Menu:

 

 

La riserva del Fiume Magra

“Ciao sono Stefano, ho ancora due permessi per la riserva del Magra, facciamo un'uscita?”
Comincia così una delle ultime uscite del 2007, con una telefonata di Stefano, amico di molte uscite di pesca e collaboratore assieme a me della rivista e, come spesso facciamo nel tempo libero del fine settimana, decidiamo di dedicare alla riserva del Magra un'ultima uscita di pesca della stagione per saggiare il potenziale nonostante la scarsità dei livelli di acqua presenti nella nostra zona. Proprio per i livelli dell'acqua decidiamo di concentrare, tra i tanti tratti della riserva, i nostri sforzi su quello di Pontremoli, tratto in cui presumiamo di trovare un po' più d'acqua rispetto agli stretti laterali che compongono i vari percorsi a regolamentazione specifica, il fiume è sicuramente meno soggetto alla diminuzione rispetto ai laterali, tanto più che ancora sulle montagne non ha ancora fatto la sua comparsa la neve e nemmeno la pioggia per rimpinguare i magri argini dei corsi. Il ritrovo è come di consueto casa mia nelle vicinanze di Sarzana, questo nel caso di uscite che vanno verso nord, in quelle in direzione a sud della Versilia il ritrovo è a Serravezza a casa di Stefano. Un rapido trasferimento dell'attrezzatura di Stefano sulla mia automobile e siamo pronti per prendere l'autostrada che ci conduce nel giro di poche decine di minuti a Pontremoli, dall'uscita un breve tratto verso il paese ci conduce al Ponte nelle vicinanze di Porta Parma dove inizia la ZRS. Di faccia al suddetto ponte c'è una grande, antica e bella chiesa, siamo proprio alle porte di Pontremoli, e da indiscrezioni di alcuni pontremolesi, si dice che il Prete è un appassionato pescatore e cacciatore, sarà vero? Da qui inizia la nostra uscita di pesca. Prima di scendere al fiume vestiti di tutto punto è d'obbligo un'occhiata dal parapetto del ponte, nonostante il freddo e l'assenza di attività di superficie l'umore è ottimo e decidiamo di cominciare la pesca al di sotto del ponte. Come sempre ci prepariamo in tutta fretta e in breve siamo pronti a scendere in acqua, come sempre Stefano, più preciso e pignolo di me, impiega un po' più di tempo a prepararsi, ma il freddo e l'assenza di bollate lo assolvono in questo caso. Scendiamo dal ponte sulla sponda destra del fiume, io decido di saggiare la piana a valle di questo e Stefano sale alla piana successiva, sono circa le dieci del mattino e il vapore che esce dalla bocca respirando ci fa capire che la secca sarà utile più tardi. Qualche lancio a ninfa che non convince ne il pesce e nemmeno il sottoscritto, ci portano a ridosso di una piccola “cascatella” e qui in caccia Stefano aggancia la prima trota, non è molto grande ma è un inizio. Più a valle nell'acqua lenta mi pare di scorgere un movimento vicino ad alcune pietre e, sempre in caccia, riesco ad ingannare una trota che pare gemella alla precedente per dimensioni. Salendo ancora troviamo la prima sorpresa, di nuovo nelle vicinanze di una piccola rapida vediamo distintamente delle bollate, ma molto lente, probabilmente o si cibano di spent o di exuvie. Con una piccola emergente di c.d.c. risolviamo, ma la prima cattura di Stefano ci lascia stupefatti, il pesce parte come una furia verso valle e a fondo, l'esile sette piedi e mezzo di Stefano sembra aver agganciato un treno, la lotta si fa interessante. Dopo qualche minuto di lotta, non forziamo per via di un'esile punta dello 0,12, appare alla vista un'enorme cavedano che oltrepassa abbondantemente il chilogrammo, la piana in questione ci riserva ancora quattro o cinque belle catture di altrettanti grossi cavedani, poi si risale, la meta è dirigersi verso la fine del tratto ZRS al Ponte dell'Annunziata, oppure fin dove riusciremo a risalire. Questo tratto è una piacevole alternanza di piccoli raschi, cascatelle, piccole buche e la vegetazione consente agevolmente il lancio, le mosche ideali in giornate come queste, cioè con poca attività di superficie, sono quelle classiche da caccia, come la Panama e la March Brown, ottime comunque come sempre anche le parachute sia da caccia che classiche e le emergenti. Anche le ninfe a salire danno i suoi frutti, ma sia il sottoscritto che Stefano alla vista di una bollata, o a volte anche senza, siamo presi da un delirio che ci fa immediatamente montare un'imitazione galleggiante. Notiamo stranamente, forse per la scarsa portata e la conseguente diminuzione d'ossigeno, che troviamo pesce quasi esclusivamente a ridosso di ingressi d'acqua e di piccole cascate, ad inizio buca, proprio come ci si aspetta in estate, solo che ora è novembre inoltrato. L'attrezzatura in questo caso è ideale da un minimo di sette piedi ad una nove, nel caso di pesca a ninfa, finali abbastanza lunghi, al di sopra di quattro metri, e code non al di sopra del numero quattro, i lanci medi sono di una decina di metri al massimo e non abbiamo bisogno di grosse code per raggiungere queste distanze. Per concludere la punta del finale spesso deve scendere al di sotto dello 0,14, anche 0,12 e 0,10 nei casi di pesca a secca e di acqua limpida, condizioni praticamente normali nel Magra.

I tratti ZRS della risaerva

I tratti a regolamentazione specifica del bacino del Magra in provincia di Massa Carrara sono 6, il primo è ad Aulla nel fiume Magra, dalla confluenza del torrente Osca al ponte per il casello autostradale di Aulla stessa, tratto interessante in quanto la parte bassa del fiume e la constanza di portata anche nei periodi di scarsezza d'acqua, lo mette sicuramente ai vertici per la pesca, in questa zona ampie piane e sufficientemente profondità d'acqua ospitano esemplari di tutto rispetto, la sera da i migliori risultati. Il secondo tratto è quello che abbiamo preso in esame nell'articolo e va dal ponte della SS 62 a Porta Parma in Pontremoli al ponte della S.S. Annunziata. Il terzo tratto è quello che è ospitato nel torrente Bagnone nel centro dell'omonimo paese, e va dal ponte dell'antico Mulino di Marzo al centro dell'abitato di Bagnone stesso. In questo tratto il tipico torrente appenninico che alterna buche, correntine e piccole piane, in condizioni d'acqua sufficienti riserva notevoli sorprese nonostante le contenute dimensioni del corso. Il quarto tratto è sul torrente Aulella all'altezza dell'abitato di Casola Lunigiana, dal Parco delle Statue Stele, famose ormai in tutt'Italia quali testimonianze di civiltà remote, alla confluenza con il torrente Tassonaro, anche in questo caso, come negli altri laterali a regolamentazione specifica, la pesca in caccia la fa da padrona, l'attività di superficie anche se non molto accentuata, consente la pesca a secca tutto il giorno. Stesso discorso vale per un tratto più a valle, il quinto tratto, nel torrente Rosaro un'affluente dell'Aulella, in questo caso i limiti della zona a regolamento specifico vanno dalla confluenza del fosso del Querceto, poco oltre le “Piscine di Cormezzano”, alla confluenza con l'Aulella. Infine l'ultimo dei sei tratti è sul torrente Taverone, altra perla della Lunigiana, dal ponte della strada del Lagastrello oltre il paese di Tavernelle, nel ramo Taponecco, al ponte della strada per Cattognano in località Mulino della Gretta. Per raggiungere ognuno di questi tratti, a parte quello di Pontremoli, è conveniente uscire al casello di Aulla, sull'autostrada A15 che collega La Spezia a Parma, il primo tratto inizia immediatamente sotto il ponte che incontriamo appena usciti dal casello. Per raggiungere il quarto e il quinto da Aulla dovremo procedere per SS 65 che porta verso Fivizzano, dirigendoci a Casola per pescare sull'Aulella o per Soliera se si vuole andare sul Rosaro. Per raggiungere Tavernelle dovremo invece dirigerci per Villafranca in Lunigiana, dopo poco dall'abitato di Aulla troveremo un semaforo, qui svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per il Lagastrello, proseguiremo poi la SS 665 fino a Tavernelle, la strada costeggia praticamente tutto il Taverone. Per il Bagnone dovremo invece raggiungere l'abitato di Villafranca, paese che resta in mezzo tra Aulla e Pontremoli, quindi a voi l'uscita dell'autostrada che più vi è comoda, da Villafranca proseguiremo per Bagnone seguendo le indicazioni. Infine per il tratto alto del Magra a Pontremoli la cosa migliore è uscire, come già anticipato, all'omonimo casello autostradale, da qui poche centinaia di metri in direzione Pontremoli ci separano dal punto d'inizio della zona a regolamento specifico. Per la pesca nei sei tratti a regolamento specifico, occorre munirsi di un permesso giornaliero del costo di 8 euro che consente la pesca per l'intera giornata con la possibilità di cambiare anche tratto. Per il rilascio dei permessi non abbiamo che l'imbarazzo della scelta, li possiamo trovare al “Demy Hotel” e al negozio “Caccia e pesca Giuggi” di Aulla, al “Bar Biffi”, al “Bar Ines”, all'Antica Caffetteria, alla “Trattoria Bicchierai” e alla Polizia Municipale di Bagnone, al “Bar Tabacchi Pecini”, al “Bar Alimentari Montalti” e alla Polizia Municipale di Casola, al negozio “Articoli Pesca da Gianni”, al “Bar Quattro Strade” e alla tabaccheria “Fumo e Profumo” di Pontremoli. Sia i tratti a regolamentazione specifica che il resto delle acque libere interne della provincia, sono gestiti dal Co. Ge.Ser. , il Comitato di Gestione e Servizi pesca dilettantistica delle acque pubbliche interne della provincia di Massa Carrara, per chi volesse avere delle ulteriori informazioni, è possibile contattare telefonicamente lo stesso gestore al numero 0187/421033 o inviare un fax allo 0187/408212.

Un po' di storia nelle vicinanze

Percorrendo la strada che da pontremoli conduce a Villafranca incontriamo nei pressi del borgo di Filattiera la Pieve di Santo Stefano a Sorano, uno dei monumenti più antichi della storia della lunigiana. Sorta al confluire di tre importanti arterie di comunicazione dell'epoca, la via Cisalpina che prenderà il nome di Cisa, la via Francigena che conduceva dal nord a Luni e la via Aemilia-Scauri, la Pieve è un'istituzione molto importante dell'epoca, le prime testimonianze scritte la datano in una bolla papale del 1148 dove viene riconfermata all'allora Vescovo di Luni, si può quindi presupporre che già a quel tempo la Pieve era un'importante punto di culto religioso. Probabilmente realizzata con le pietre prese dal greto del vicino fiume Magra, la chiesa è strutturata in tre distinte navate e all'interno, alla fine di un recente restauro, sono venuti alla luce alcuni antichi affreschi e una statua, troviamo inoltre sempre al suo interno un idolo di epoca precristiana. L'esterno al contrario non ha mai subito cambiamenti è, si può dire, ancora fedele all'originale, la maestosità e le dimensioni della chiesa fanno pensare che la zona fosse già densamente popolata fin dal X secolo. Nelle strette vicinanze della Pieve sono stati fatti degli scavi archeologici che, non inaspettatamente, hanno portato alla luce parecchie statue stele, questo ha fatto pensare che la zona era già un luogo di culto o un luogo sacro molto prima della costruzione della Pieve, le statue stele infatti sono datate in un lasso di tempo che va dal III millennio prima di Cristo al VI secolo a.C. . Un'altra interessante testimonianza, anche se relativamente più recente, è quella di un anonimo che nell'anno 1506 citava questi luoghi già allora interessanti per la pesca:
“Li fiumi di detto luogo (...) tutti producono gran copia di trotte, lamprede et anguille delicatissime et la Magra in particolare, dove ogn'uno può liberamente pescare senza proibitione, è così copiosa di pesci diversi che molti huomeni si esercitano continuamente in pescare et fanno molto utile aperta professione di pescatori.”

Torna Su

Articolo di Stefano Lucacchini e Massimiliano Malteno