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SERVIZIO DI STEFANO LUCACCHINI


IL LUCIDO


Nel cuore della Lunigiana in provincia di Massa Carrara si trova questo piccolo torrente che nasce da due rami che si riuniscono al Ponte di Monzone, uno è chiamato Torrente Vinca, che nasce dal monte Rasore e uno dal Poggio Baldozzana, affluente del Torrente Aulella. Le splendide acque di questo piccolo corso d’acqua sono ricche di pesci, da un nutrito numero di Trote Fario ad alcuni esemplari di Trota Iridea, che stazionano in tutto il corso del Torrente. Questo itinerario è libero, regolamentato solamente dalla legge Provinciale per acque a Salmonidi, per cui è possibile pescarci con ogni tecnica i pesca, al tocco, a spinning e naturalmente a mosca. Queste acque sono usate come campo gara, ed è per questo che vi si trova materiale alloctono come l’Iridea. Oltre ai salmonidi specialmente nella parte più a valle e nelle grandi pozze vi è un gran numero di cavedani dalle dimensioni impressionanti. Io e l’amico Nepori abbiamo affrontato questo percorso a mosca, cominciando dalla parte più bassa e risalendo poi oltre il paese di Monzone.

L’ATTREZZATURA

Per questa uscita di pesca abbiamo usato due tipi di attrezzature, una specifica per la ninfa ed una per la secca, usando due tipologie di canne ben distinte sia per azione che per lunghezza. Per la ninfa abbiamo optato, per una nove piedi per coda cinque, con un finale abbastanza corto dove ho applicato come strike indicator il solito mollone in monofilo fluo giallo ed un tippet a braccioli sul quale ho montato tre piccole ninfe, in testa una Gold Bead in pelo di lepre ben appesantita al di sotto del dubbing con alcune spire di filo di piombo di misura (M) e montata su un amo del 12, la seconda ninfa è anch’essa una Gold Bead di dimensioni più piccole su amo del 14 e con un dubbing in scoiattolo di color verde oliva, con un collarino in materiale sintetico luminescente, come terza ninfa una Pheasant Tail, un montaggio classico in coda di fagiano e filo di rame anch’essa su amo del 16. Il mio compagno di pesca aveva differenziato la sua montatura solamente nel numero delle ninfe usate, due invece che tre e nel tipo di strike indicator usando un unico spezzone di circa venti centimetri di monofilo color rosso che gli fungeva per l’appunto da indicatore di abboccata. Per la secca abbiamo invece optato per una 7’6” per coda tre con un finale di circa 5 metri ed una piccola emergente in Cul de Canard di colore naturale.
Le acque di questo torrente consentono di affrontarlo comodamente con gli stivali a coscia, l’importante è che abbiano una buona tenuta, o chiodati o con suola in feltro ad evitare spiacevoli bagni fuori stagione.


LA GIORNATA DI PESCA

Raggiungiamo il posto di pesca intorno alle dieci e trenta, ci affacciamo per vedere le condizioni dell’acqua ed eventuale schiusa , naturalmente improbabile in quell’orario,e infatti non ci sono insetti ,ma in compenso i livelli sono ottimali, così ritorniamo alla macchia e montate le nove piedi incominciamo l’azione di pesca. Abbiamo deciso di incominciare nella parte bassa, qui si alternano lunghi correntoni a profonde lame con acqua che scorre molto meno velocemente, habitat ideale di grossi cavedani ma anche di belle Fario, ed è appunto in una di queste buche che il mio strike indicator si stende completamente, prontamente ferro, la canna si piega quasi interamente, è un bel pesce, ma dalle difese capisco subito che si tratta di un grosso cavedano, infatti nessun guizzo in superficie come farebbe una Fario, comunque visto il tippet dello 0,12 devo faticare per portarlo nel guadino, come immaginavo è un grosso cavedano che prontamente rilasciamo, risaliamo un poco e testiamo una corrente dove speriamo di catturare una bella trota. Questa è la volta dell’amico Massimiliano, che a valle di una grossa pietra che spezza la corrente cattura la prima trota della giornata, si tratta di una Fario di non grosse dimensioni che una volta recuperata viene accuratamente riossigenata e rilasciata al suo ambiente. La mattinata purtroppo non ci regala nessun altra cattura , così ritorniamo alla macchina per spostarci. Risaliamo fino al paese di Monzone , qui prima di ricominciare l’azione di pesca ci concediamo un attimo di relax e ci rifocilliamo con un panino ed una bibita. Riacquistate le forze decidiamo che è ora di ritornare a pesca e sondiamo la parte intermedia del torrente per l’esattezza al di sopra del Ponte della cartiera, a valle del paese. Questa volta lasciamo le lunghe canne in macchina e tentiamo a secca, prima di scendere in acqua osserviamo dal ponte la buca sottostante, abitata da grossi cavedani, sono tutti vicino alla superficie, questo ci fa ben sperare in un imminente schiusa. Risaliamo per una cinquantina di metri e scendiamo in acqua, e ci troviamo di fronte ad un ottimo spot , una lunga lama di acqua corrente sovrastata da abbondante vegetazione, ci distanziamo di alcune decine di metri ed iniziamo a pescare, il posto ci sembra ottimo, ancora non ci sono insetti sull’acqua, e così iniziamo in caccia, ma con nessun risultato. La presenza di vegetazione mi spinge a provare con un’imitazione di plecottero su amo del 14 in Cul de canard e con ali in Goose Biots grigio, la scelta è quella giusta una Fario di grosse dimensioni mette alla prova il mio tippet dello 0,12 , suggerisco la mosca a Massimiliano, la giornata prosegue con catture di alcune belle trote. Siamo giunti al momento ideale per il pescatore a mosca il Coup de Soir, che decidiamo di fare nella parte a monte del paese di Monzone, scelta la zona ci mettiamo in pesca, io al di sopra di una piccola cascata in una lunga lama con acqua abbastanza lenta e Massimiliano al sotto, i primi insetti cominciano a scorrere sull’acqua, sono delle piccole effimere, di colore verde scuro, montiamo un’imitazione somigliante all’insetto in schiusa, scelgo una piccola mosca con corpo in quill di pavone verde oliva , codine in Gallopardo e ala in Cul de canard su amo grub del 14. Sull’acqua si vedono alcune bollate, questo è il momento migliore, le trote sono meno sospettose e catturarle è molto più semplice, infatti nel giro di trenta quaranta minuti riusciamo a catturare una decina di trote a testa che naturalmente ritroveremo alla prossima uscita visto che oramai abbiamo abbracciato la filosofia del Catch & Release. Stanchi ma soddisfatti ci avviciniamo alla macchina per fare rientro, sapendo che nel tragitto che ci aspetta fino alle nostre abitazioni avremmo ripercorso l’intera giornata, disquisendo sulle catture e le mosce.

CONCLUSIONI

Un itinerario che vale la pena affrontare, sia per gli adepti della mosca che per chi pratica altre tecniche, capace di regalarvi parecchie catture di trote di modeste dimensioni e anche qualche bel esemplare di taglia ragguardevole, in questa giornata oltre ad un grosso cavedano e ad una fario veramente big le catture sono state di modeste dimensioni , ma in altre uscite questo torrente ci ha regalato innumerevoli catture. Ricordo un uscita fatta con un amico che pesca a spinning, il quale ha catturato una fario che superava abbondantemente i due chili, naturalmente non tutte le volte si può sperare in tale fortuna, ma frequentandolo spesso come facciamo noi e come vi consiglio prima o poi la “vecchia porcaccia” (come diceva Henry Fonda nel film Sul Lago Dorato) viene fuori. In questa uscita fortunatamente l’abbiamo catturata e fa mostra di se in una bella foto a ricordo della giornata.


COME ARRIVARCI

Dalla A15 Autostrada della Cisa bisogna uscire ad Aulla , attraversarla e seguire le indicazioni per Fivizzano , Monzone, vi aspettano circa venti chilometri di strada che consiglio di percorrere attenendosi ai limiti di velocità sia per la vostra sicurezza che per i numerosi autovelox posti su questo tratto di strada, prima di arrivare nel centro abitato vi troverete sulla vostra destra il torrente.
Ci sono diversi accessi, ogni sottopassaggio che supera i binari della ferrovia è un accesso al fiume, mentre più in alto gli accessi sono facilmente visibili, infatti la strada segue per quasi tutto il percorso il torrente.Non mi resta che augurarvi buon divertimento ed un in bocca al lupo.