Il Mare Calmo
Della serie di articoli concernenti le condizioni meteo-marine , antecedentemente
abbiamo preso in esame il mare agitato e la scaduta , questo invece concerne
la fase di mare calmo diciamo quella che normalmente caratterizza la buona
stagione , è in effetti la condizione che più di ogni altra si avvicina
alla tecnica che il PAM è solito adottare in acqua dolce con canne e code
leggere , finali lunghi ed imitazioni ben realizzate. Ad onor del vero è
anche la condizione più complicata da affrontare rispetto alle altre in
quanto il pesce anche se presente e facilmente individuabile nelle fasi
della predazione si mantiene si mantiene però lontano dalla riva a distanze
proibitive per il PAM . Nel contempo questa circostanza sviluppa in noi
una forte componente tecnica non solo per affinamento ad altre conosciute
ma anche in relazione a segnali visivamente inequivocabili circa la presenza
di eventuali predatori che per i più esperti possono addirittura portare
a individuare la specie , la dimensione e la specifica attività predatoria
del momento.
Insomma una palestra in cui formarsi ed imparare tutto ciò che determinerà
in seguito la differenza tra un grande pescatore ed un pescatore grande
.
Entriamo nell’argomento con una premessa , gli amici che mi stanno leggendo
e che sono abituati a stendere delle code del 2 o del 3 con finali di sei
metri , qui sono avvantaggiati al 100% rispetto a quelli che come il sottoscritto
ritengono una canna da 11 piedi per coda del 6 un’attrezzatura adatta alla
pesca leggera !! pertanto forza e coraggio questo é il vostro momento e
potrete cimentarvi con buone possibilità di successo alla pesca in mare
, se sarete delusi tornerete alle vostre tecniche abituali , se sarete soddisfatti
vi si apriranno degli orizzonti nuovi , emozionanti , contagiosi come il
morbillo e vi troverete ben presto convinti assertori del SALT WATER .
Pertanto affrontiamo con calma il tutto e vediamo di orientarci il più possibile
in questo diverso elemento liquido , l’acqua salata !!
Inizialmente si rimane disorientati dalla mancanza di riferimenti , non
ci sono alberi , massi , non c’è un corso delineato da sponde , c’è soltanto
davanti a noi una massa d’acqua infinita con pochi elementi caratterizzanti
che dovremo imparare a decifrare onde poterne trarre delle soddisfazioni.
Il mare prospiciente un arenile non è uguale a quello davanti ad una scogliera
o a quello interno ad un porto , l’acqua è più o meno la stessa ma “l’involucro”
che la contiene molto diverso , cominciamo a fare un ragionamento su questo
primo punto , cioè vale a dire il luogo di pesca , la profondità , le correnti
, le possibili postazioni in cui gli amici pesci amano sostare al fine di
proteggersi o di nutrirsi a seconda dei rispettivi ruoli.
Cominciamo dall’ambiente più comodo , per noi , la spiaggia.
Ci sono varie tipologie di spiagge , ai fini della PAM , potremo semplicemente
suddividerle in due categorie fondamentali quelle con poca profondità e
quelle molto profonde già ad alcuni metri da riva nella prima categoria
cercheremo di agire prevalentemente in certi orari tipo alba , tramonto
o durante la notte utilizzando certe tecniche, nella seconda categoria opteremo
per una pesca essenzialmente diurna e con tecniche molto diverse.
La spiaggia poco profonda , vedi litorali toscani , non presenta quasi mai
un andamento rettilineo ed uniforme, essa presenta dei dislivelli nella
parte sommersa comunemente chiamati canaloni , che altro non sono che piccole
fosse con una profondità leggermente superiore aventi un andamento più o
meno perpendicolare alla battigia , questi canaloni anno una certa importanza
ai fini della pesca in quanto determinano le cosiddette zone di pascolo
ovvero i posti dove i pesci grufolatori ricercano il proprio nutrimento
, questi a loro volta rappresentano il nutrimento dei vari predatori del
sottocosta che poi tutti insieme rappresentano un ulteriore nutrimento per
i vari pelagici che saltuariamente accostano per le loro incursioni , alcuni
mesi orsono ero sull’Argentario in una zona denominata Capo d’Uomo una scogliera
che delinea una punta di costa in direzione di Giannutri , stavo pescando
essenzialmente delle medie occhiate con un “deceiver” di piccole dimensioni
quando a un certo punto ho visto diecine di pesci materializzarsi dal fondale
prospiciente e appiccicarsi agli scogli in un modo del tutto innaturale
come se fossero stati da questi calamitati nel vero senso della parola ,
da lì a poco ho visto una sagoma enorme venire esattamente nella mia direzione
fermarsi a pochi metri dal punto della scogliera in cui mi trovavo per poi
inabissarsi di nuovo con una manovra potente quanto elegante creando dei
vortici d’acqua impressionanti , era un tonno spettacolare stimato oltre
un paio di metri di lunghezza che ha continuato a cacciare in zona per alcuni
minuti creando un vero e proprio panico in tutti gli altri pesci presenti
alcuni dei quali si proiettavano sulla scogliera ( si sentiva distintamente
l’impatto su di essa ) al fine di sfuggire al predatore , non dimenticherò
mai quella scena , sono rimasto lì per alcune ore pensando e ripensando
al fatto , fantasticando su cosa avrei fatto qual’ora il tonno avesse predato
il mio “deceiver” , si fa per dire.
Ho raccontato questo episodio perché contrariamente a quello che potremmo
immaginare , questi fatti accadono , non frequentemente ma accadono chi
frequenta assiduamente il mare in ogni stagione lo sa bene !!
Pertanto prima regola in mare si va e si pesca con una canna idonea ma dietro
ne portiamo sempre un’altra che all’occorrenza possa esser velocemente messa
in pesca con argomenti di tutto rispetto , non si sa mai.
Seconda regola , l’accurata e non casuale scelta del luogo dove posizionarsi
, si individua camminando nell’acqua con i n/s waders parallelamente alla
spiaggia quando sentiamo o si notano dei punti in cui la profondità aumenta
per poi dopo alcuni metri tornare normale , ecco quello è un canalone lo
abbiamo appena attraversato , ed è uno dei luoghi dove concentrare la n/s
attenzione , unitamente ad altri quali alberi trasportati dalle piene ed
insabbiati vicino a riva , massi o piccole scogliere isolate , ostacoli
di qualsiasi genere entità e natura , quali relitti di piccole imbarcazioni
, funi , corde o quant’altro possa ergersi dalla sabbia anche di soli pochi
cm. con l’acqua chiara ed un buon paio d’occhiali con lenti idonee si riescono
anche a vedere oppure noterete dei segnali dall’acqua che ne evidenziano
la presenza . Vedrete che sarà presente una sorta di corrente lieve ma comunque
costante a tal fine sarà sufficiente proiettare in acqua la n/s coda galleggiante
e vedere come andrà a disporsi entro qualche minuto potrete così individuare
la vostra corrente , ricordando che con il cambiare della marea anch’essa
potrebbe variare.
Una volta pertanto individuati i posti dove pescare che chiameremo “hot
spot” ed il senso della corrente , dovremo valutare con molta attenzione
dove dovremo eseguire i n/s lanci , cercheremo in un certo qual modo sfruttare
la lieve corrente al fine di presentazione del n/s finale inteso quale veicolo
di trasporto della”mosca” mi spiego meglio , la v/s imitazione dovrete considerarla
un soggetto passivo adescante in funzione della mobilità che autonomamente
dovrete darle in fase di costruzione , mentre la pesca vera e propria dovrà
farla il finale che investito e trasportato dalla corrente ed in tal senso
direzionato dalla coda, piano piano porterà la v/s insidia nella zona di
caccia alias il n/s “hot spot” dove gli eventuali predatori ( se ed in quanto
presenti ) staranno proprio aspettando ciò.
Al fine di perfezionare questa tecnica dovremo far si che la n/s mosca raggiunga
l’hot spot individuato senza superarlo e che una volta raggiunto se teoricamente
dovessimo ancora lasciarla in pesca per effetto della n/s posizione essa
tenderebbe sotto la spinta della corrente ad allontanarsi da quel punto
, in pratica quando lo raggiunge trascinata dal finale essa dovrà presentarsi
di coda e non di lato o di testa .
Se avremo calcolato e fatto bene il tutto avremo l’insieme pescante coda
, finale e mosca che dalla n/s postazione si proietta in direzione dell’hot
spot senza superarlo in virtù dell’arco formatosi ( coda e finale non resteranno
in linea retta ) e proprio in quel momento quando cioè la mosca avrà raggiunto
l’hot spot inizieremo in n/s recupero irregolare mediante strippate veloci
/ lente / / veloci / lente fino ad aver recuperato alcuni metri , se non
sentiamo l’attacco nuovo lancio lontano dall’hot spot , attesa del tragitto
, raggiungimento dell’hot spot , inizio nuovo recupero e così via per quattro
o cinque volte , non insistere oltre quattro o cinque volte per ogni hot
spot , cercarne uno nuovo ed iniziare da capo .
Questa tecnica consente di portare la n/s insidia sull’hot spot in modo
non invadente , silenzioso e soprattutto adescante , immaginate il punto
d’impatto in acqua a 7/8 metri di distanza , durante il tragitto l’insieme
pescante entrerà effettivamente in pesca vale a dire il finale sott’acqua
la mosca pure , una volta che essa avrà raggiunto il possibile obbiettivo
, fuggirà alla vista del possibile predatore in agguato stimolandolo all’attacco
in quanto davanti ad una situazione che spesso si presenta in natura vale
a dire un piccolo pesce che incautamente è finito in prossimità della postazione
di caccia ed una volta accortosene cerca di sfuggire.
Questa è , e resta , a mio modesto avviso la miglior tecnica da potersi
adottare sulle spiagge poco profonde , al fine di poterla ben eseguire dobbiamo
solamente esserne convinti ed utilizzare attrezzature adeguate che per riassumere
indicherei in canna da 9’ per coda WF galleggiante dalla 5 alla 8 la preferenza
dovrà esser in virtù del peso della mosca e del possibile vento presente
, il finale a nodi lungo 5 o sei metri così realizzato primo spezzone di
mt. 2 del diametro 0,50 , secondo spezzone di mt. 1 del diametro 0,40 ,
terzo spezzone di mt. 0,50 del diametro 0,30 a concludere un unico spezzone
di fluor carbon del diametro 0.23 di giorno 0,28 di notte , una certa attenzione
andrà riservata alla realizzazione della n/s mosca che imiterà un piccolo
pesce ( aberdeen 6 / 8 ) 100% marabou colori classici grigio nero, grigio
bianco , grigio blu , completeremo l’imitazione con piccoli occhi applicati
dopo il bi-componente 5 minuti senza ulteriore nuovo passaggio della resina
onde non appesantire troppo , ricordate che in acqua non dovrà mai raggiungere
il fondo da esser trascinato dal finale a mezz’acqua per tutto il tragitto.
Alcuni consigli dettati forse da mie personali convinzioni , non fate rumore
in acqua , non entrate in acqua e cominciate subito a pescare, aspettate
qualche minuto , osservate bene ogni più piccolo segnale potrebbe indicare
un hot spot non visibile o momentaneo , non pescate l’acqua eseguendo lanci
a caso , così tanto per provare , se vedete una cacciata a tiro di canna
non lanciateci sopra ma adottate la tecnica che ho descritto non pensiate
che il predatore si allontani per la vostra presenza , questo lo fa se gli
lanciate sopra o vicino la vostra coda o se farete rumori maldestri , una
spigola in caccia è una vera e propria macchina da guerra ma è capace di
spaventarsi e fuggire per una piccola cosa che in acqua si muove in modo
innaturale , essa utilizza la vista , l’udito, percepisce pulsazioni a metri
e metri di distanza , capta attraverso la linea laterale stimoli chimici
o fisici , non dovete posizionargli un’esca naturale davanti alla bocca
ma solo presentare un’imitazione a distanza al resto ci penserà lei, statene
certi !!!
Vediamo adesso come affrontare le spiagge profonde , la tecnica è molto
diversa e potrebbe esser utilizzata con qualche aggiustamento anche in altri
luoghi quali scogliere , porti, canali e fiumi allo sbocco in mare purché
presentino profondità nell’ordine di qualche metro e correnti sostenute
.
Cominciamo con prendere in esame la diversità del luogo , la spiaggia profonda
presenta già nell’immediato sotto-riva un primo scalino ( dove concentreremo
tutta la nostra attenzione ) qui non entreremo in acqua , non ricercheremo
postazioni particolari ( hot spot ) ma andremo a sviluppare una ricerca
metodica degli eventuali predatori presenti facendo preliminarmente una
scelta PESCA A VISTA o PESCA DI RICERCA personalmente preferisco la seconda
ma vi assicuro che anche la prima è molto emozionante e in certi luoghi
da anteporre sicuramente all’altra.
Iniziamo a sviluppare il discorso del fondale , esso in pratica si presenta
come una sponda , un proseguimento della sponda dentro al mare con un’inclinazione
o pendenza rilevante che termina su un avvallamento a pochi metri da riva
per poi di nuovo sprofondare ulteriormente a decine e decine di metri di
profondità .
Ho semplificato il discorso in quanto a noi interessa esclusivamente il
primo tratto , quello in cui i vari predatori spingono le eventuali prede
al fine di poterne limitare gli spazzi di fuga , per coloro i quali hanno
frequentato la spiaggia della Corsica in zona Calvì oppure le spiagge sullo
stretto di Messina sanno bene a cosa mi riferisco , comunque qualsiasi spiaggia
o tratto di litorale marino che presenti ampi fondali e valido ai fini del
n/s discorso , anche da noi in Toscana sono presenti situazioni del genere
, vedi lato sinistro della foce del canale Scolmatore quella con alle spalle
il muro a protezione del porto industriale che si dirige verso l’entrata
a mare del poto di Livorno , oppure tutte le entrate a mare di altri porti
come Piombino , Viareggio etc. sono tutti posti in cui possiamo cimentarci
con pesci interessanti e presenti quasi tutto l’anno a differenza delle
spiagge con poca profondità che in certi mesi tipo gennaio o febbraio sono
assolutamente improduttive per il PAM .
Veniamo alla nostra tecnica di “ricerca” , essa si basa sul fatto che possiamo
far percorrere lunghi tragitti alla nostra imitazione , onde aver la possibilità
di intercettare i possibili predatori presenti , che stante le difficoltà
intrinseche del luogo non dovrebbero andare troppo per il sottile e lasciarsi
sfuggire una facile preda , ho usato il condizionale perché in effetti non
è proprio sempre così .
Tecnica da adottare, dobbiamo entrare subito in pesca , questa è la prima
regola , la seconda quella di continuare la fase di pesca il più possibile.
Vediamo come , si utilizza un insieme pescante molto simile a quello usato
dagli amici che praticano la pesca a ninfa ceca , con l’unica differenza
che non sono previsti i cosi detti indicatori d’abboccata se poi qualcuno
vorrà utilizzare un braided loop colorato lo faccia pure ma personalmente
ritengo inutile il discorso , é invece molto importante il finale che a
differenza di altre volte questa sarà realizzato su misura diciamo poco
superiore alla profondità presente dove stiamo pescando orientativamente
due metri per le spiagge , tre quattro per le scogliere , poco di più per
le uscite a mare dei porti , la composizione prevede un primo spezzone di
un diametro dello 0,50 il solito secondo spezzone del diametro 0,40 il terzo
dello 0,30 tutto quanto con la solita regola del doppio come precedentemente
illustrato , completeremo il tutto con l’ultimo tratto dello 0,23 ( la lunghezza
totale sarà quella sopra evidenziata ) in quest’ultimo tratto mediante uno
speed dropper a cui taglieremo un solo capo dell’asola applicheremo un primo
streamer leggermente più peso rispetto a quello collegato alla fine del
finale che invece dovrà essere galleggiante pertanto pescheremo con due
imitazioni ( anche tre volendo ) non più distanti di 60 cm. l’una dall’altra
, la prima servirà a trascinare verso fondo la seconda che resterà però
sempre staccata da questi , eseguiremo il nostro lancio a breve distanza
e cominceremo a sondare i vari punti paralleli alla riva lasciando pescare
il nostro finale in deriva sulla corrente presente , poi man mano tenderemo
ad allungare i successivi lanci , nuove passate e così via fino a quando
la lunghezza del finale utilizzato non sarà più sufficiente a sfiorare il
fondo ci sposteremo di una decina di metri e ricominceremo di nuovo la nostra
fase di pesca.
Come potrete immaginare questa tipologia di impostazione potrebbe consentire
innumerevoli varianti semplicemente aumentando la lunghezza totale del finale
o il peso degli sreamers ma il mio consiglio e di pescare soprattutto sotto
sia ai fini di percezione dell’abboccata sia ai fini di far delle passate
corrette , se vi dovesse capitare di restare attaccati al fondale e non
accorgervene subito state sbagliando qualcosa.
L’attrezzatura , personalmente affronto questa pesca con la due mani più
lunga che ho , la lunghezza della canna consente di armonizzare la passata
restando sempre in collegamento con gli sreamers e di avvertire anche la
più timida delle abboccate , comunque non scendere sotto i 9’ la coda sempre
galleggiante non ha importanza quale o la misura potremmo pescare anche
con il solo level !!
Consigli ulteriori per questa tecnica non ne ho , se non quello di dotarvi
di una due mani se non l’avete , per la pesca ad esempio nei porti è fondamentale
quando vogliamo far derivare delle imitazioni di gamberetto lungo banchina
, oppure nei porti canale quando vogliamo far permanere una imitazione di
granchio sul fondale , o alle foci dei fiumi in cui alle nostre spalle ci
sono degli ostacoli o quando si intende richiamare delle imitazioni di anguilla
lungo le scogliere ed abbiamo la necessità di farlo un metro più in la di
come potremmo farlo con una 9’ insomma una bella 15’ in mare è veramente
utilizzabile forse molto di più che nei nostri fiumi.
Veniamo adesso a trattare la pesca a galla, vale a dire su pesci che predano
a galla, qui non ho molto da dire anche perché è abbastanza improbabile
che mi possiate incontrare seduto a riva in attesa di tale circostanza ,
comunque la mia breve ed insufficiente esperienza mi ha portato più di una
volta a capire che tutta la questione si basa soprattutto su un discorso
diverso , per intenderci una cosa sono le fasi di attacco di predatori su
interi branchi di pesciolame al largo ( in mare aperto ) in questo caso
non potendoli spingere a riva attaccano da sotto e dai lati al fine di spingergli
verso l’unico lato da cui non possono scappare , vale adire l’aria , una
cosa sono invece le cacciate superficiali che si vedono a riva che a mio
avviso sono delle semplici varianti visibili in funzione di pesci che cercano
di sfuggire al predatore pensando di eluderne l’attacco saltando fuori dall’acqua
questo particolare caso pur frequente è affrontabile molto bene con tecniche
diverse dalla PAM vedi lo spinning ma difficilmente un popper utilizzato
con la coda di topo riesce ad avere l’incisività ed il realismo di un’altro
richiamato da un veloce mulinello meditate gente, meditate.
Articolo di Stefano Vanni