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La Scaduta

Nella nuova rubrica SALT WATER abbiamo preso in esame con il precedente articolo le condizioni meteo-marine di acque molto agitate e la relativa tecnica da adottare da parte di quei pochi ( veramente pochi ) PAM che nonostante le enormi avversità decidono comunque di affrontarle al fine della cattura importante.
Veniamo adesso a trattare una fase di intensità meteo-marina intermedia , vale a dire , la scaduta.
Sono stati scritti fiumi d’inchiostro , non sempre a ragion veduta , è e resta comunque la condizione comunemente più apprezzata nell’immaginario collettivo di tutti gli amici pescatori che praticano altre tecniche quali lo spinning , il surf casting , la pesca con il vivo etc.
La fase di scaduta vede comunque sempre un mare formato , normalmente da un’onda lunga con correnti sia di risacca che laterali , l’acqua abbastanza carica di detriti e sporca , le alghe non sono più in sospensione ovunque ma adagiate sul fondale in rimescolamento solo nei punti di in cui le onde infrangono sul gradino più al largo.
I pesci predatori quali , spigole , serra , lecce , lampughe , ricciole , sugarelli , sgombri e occhiate sono presenti , non ovunque però , e questo penalizza non poco il PAM costretto ad una lettura dell’acqua non facile .
La taglia non é eccelsa , scordiamoci combattimenti con spigole di 4/5 Kg , e concentriamoci su avversari dal ½ Kg al Kg ½ , che però a differenza della precedente condizione di mare agitato , adesso cominciano a predare anche a vista , cioè intercettando anche visivamente la sagoma della preda in difficoltà , pertanto il n/s streamer dovrà cominciare a muoversi in modo sinuoso pulsando nel proprio autonomo incedere nel liquido elemento , esso sarà composto da strisce di coniglio o da marabù , tendenti ad imitare la sagoma di un piccolo pesce orientativamente di 4 – 5 cm pertanto montato su ami a gambo lungo dall’uno al quattro , meglio se trattati salt water in quanto di filo più grosso e resistente ciò non solo al fine del bilanciamento o di assetto ma anche al fine della tenuta , non fate come il sottoscritto che continua imperterrito ad usare ami da salmone ed ultimamente si è visto addirizzare un due zero montato su un finale dello 0,35 !!! senza nemmeno intravedere chi c’era all’altro capo della lenza.
Spieghiamo meglio il concetto , ci sono delle condizioni difficilmente prevedibili in cui ci possiamo trovare in presenza di pesci veramente forti , avete presente la forza che una palamita di 3 o 4 Kg può sprigionare e trasmettere alla canna !? bene questa circostanza nei nostri mari io la ritengo alquanto rara , perlomeno dalla riva , dalla barca il discorso é ben diverso , pertanto nelle sere in cui mi dedico alla costruzione dei miei streamer conduco il gioco in base alle necessità che normalmente mi trovo ad affrontare cercando di ottimizzare la realizzazione della “mosca” alle effettive esigenze standard di pesca e non a quelle straordinarie che possono presentarsi una o due volte l’anno, pertanto sintetizzando se posso permettermi un suggerimento circa le imitazioni da realizzare direi di non complicarsi la vita con imitazioni complesse ma cercare un valido compromesso tra colore , proporzionalità e robustezza , cercando di dare un certo bilanciamento o assetto in corrente e montando poco materiale anzi il concetto giusto é quello che una volta selezionata la quantità di materiale che intendiamo usare , utilizzarne solo la metà !! – Provare per credere .
La canna ideale non esiste, personalmente utilizzo una 11 piedi per coda 8 ma andrebbe bene anche una 9 per coda 10 o una 9 per coda 8 se siete esperti lanciatori (io non lo sono ) pertanto la 11 piedi mi facilita non poco il controllo dell’insieme pescante e mi perdona qualche incertezza , le code wf salt water galleggianti sono da preferire , andremo a completare il tutto aggiungendo il n/s finale conico da 9 piedi per 10 lbs oltre ad altri 9 piedi di fluor carbon di diametro 0,23 di giorno , 0,28 di notte.
L’azione corretta di pesca é difficile , può richiedere vari aggiustamenti prima di essere ottimizzata alle condizioni presenti , che a loro volta possono modificarsi durante la giornata in meglio o in peggio a seconda dell’intensità del vento e dell’inclinazione.
In questo marasma chi riesce a destreggiarsi meglio avrà sicuramente più possibilità di altri che abbiano utilizzato una tecnica statica non cambiando niente durante la fase di pesca.
Come dire procedere per tentativi fino a quando non avvertirete che state pescando in modo armonico alle condizioni del mare.
Dobbiamo scegliere la n/s postazione ( che vi consiglio di non abbandonare ) ricercandola con calma lungo la costa in quei punti in cui le onde frangono più lontano possibile da riva , vale a dire quelle postazioni in cui l’andamento del fondale marino a noi prospiciente presenta minor profondità , questo ci potrà consentire l’entrata in acqua per alcuni metri e soprattutto il poterci rimanere in pesca.
La tecnica vera e propria da doversi adottare é alquanto scontata , lancio diagonale a 45° a favore di corrente , e lasciare derivare il n/s finale , senza perdere il contatto con lo streamer , fino a che non avrà raggiunto una postazione parallela alla battigia, poi recupero lento ,di nuovo lancio , deriva , recupero lento e così via , unica variante la quantità di coda fuori , si parte vicino per poi via via lanciare sempre più distante coprendo così una superficie notevole di acque , lo streamer deve essere sentito durante tutta la fase di pesca , potrete aiutarvi cercando di mantenere una certa linearità d’insieme mediante piccole o ampie strippate ogni 5/10/15 secondi , quando il pesce attacca lo sentirete in modo deciso , la ferrata dovrà essere pronta utilizzando sia la mano sinistra che andrà ad esercitare un’ampia trazione sulla coda sia utilizzando la mano destra che andrà a portare la punta della canna alla v/s destra in alto.
L’andamento del fondale marino davanti a voi vi farà pescare in un metro o due di acqua al massimo , ma non aspettatevi mangiate in fuori , normalmente le avrete negli ultimi metri di deriva quando lo streamer sarà più vicino alla riva di quanto lo siate voi , in pochissima acqua dove non immaginereste mai che una spigola di un paio di Kg possa essere in caccia.
Non aspettatevi segnali visivi di cacciate le condizioni di mare che state affrontando non consentono facilmente di individuarle , semmai state attenti ad altri segnali quali piccoli pesci vicini ai vostri waders che non scappano , o meglio ancora vicini alla battigia tanto che i cavalloni ogni tanto ne depositano alcuni sulla riva .
Un fattore che potrebbe parimenti aiutarvi e non poco , potrebbe essere la perfetta conoscenza del posto in cui state svolgendo la vostra azione di pesca , mi riferisco ad eventuali ostacoli sul fondo , manufatti , massi , tronchi d’albero insabbiati , comunque ogni possibile punto protetto in cui la spigola potrebbe celarsi al fine di sferrare il proprio attacco , se avete queste conoscenze bene , insistete , insistete , insistete in quegli specifici punti , cambiando ogni tanto la vostra imitazione o il vostro metodo di recupero , insomma non siate monotoni oltre che annoiare voi stessi annoiereste anche i pesci !!
In caso contrario potreste fare come regolarmente fa un mio amico che tali” hot spot” se li fa da solo , depositando sul fondo mattoni forati od altro materiale presente sulla riva ed adatto allo scopo , poi onde poterlo rintracciare anche in seguito segnala con propri stratagemmi la riva ( mi verrebbe voglia di dirvi come !!!! )
Guardate potrebbe sembrare una cosa cretina ma in realtà non lo é , nell’arco di una stagione di pesca vi assicuro che fa la differenza .
Una ultima personale raccomandazione , non scoraggiatevi delle tante , tante , tantissime uscite a vuoto , da noi in Toscana è così , sarebbe sufficiente farsi tre ore di traghetto per capovolgere radicalmente la situazione , ma comunque l’universo SALT WATER è straordinario e contrariamente a quello che potreste immaginare per niente monotono , ed anche una singola cattura di un pece vero ( non me ne vogliano gli amici d’acqua dolce ) vi ripagherà con tutti gli interessi di tanti sacrifici e di tante giornate sfortunate – PROVARE PER CREDERE.

Stefano Vanni

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