Le Condizioni Meteo-Marine nella Pesca a Mosca
Le condizioni del tempo e pertanto del mare influenzano non solo la tecnica
da mettere in atto al fine di adeguarsi alle diverse necessità ma anche
e soprattutto le abitudini alimentari dei pesci in generale e dei pesci
predatori in particolare.
Immaginate di essere nel vostro solito posto di pesca con mare calmo in
assenza di vento ed acqua limpida , poi provate ad immaginare lo stesso
luogo con mare agitato con forte vento e correnti di risacca , ebbene il
posto è lo stesso ma il contesto da affrontare sarebbe assolutamente diverso
.
La chiave di lettura di questa differente condizione meteo marina consta
nelle maggiori difficoltà nell’esercitare la nostra tecnica in caso di acque
agitate ma con presenza di pesce a tiro di canna , nessuna o quasi difficoltà
in caso di acque calme ma minore presenza di pesce in generale .
Essendo facilmente intuibile che è meglio pescare male in un mare con pesci
presenti che pescare bene in un mare con pesci assenti o quasi , da questa
considerazione possiamo poi proseguire e sviluppare un discorso più ampio
ed a mio modesto avviso determinante per un diverso approccio mentale al
“salt water” non dovendo necessariamente considerare negativi quegli aspetti
che normalmente consideriamo tali.
Le avverse condizioni meteo marine possono essere sfruttate al meglio e
possono consentirci di mettere a segno delle particolari tecniche o impostazioni
di pesca da riva veramente efficaci ai fini di catture importanti unitamente
ad una maggiore soddisfazione personale per averle conseguite in un contesto
difficile.
Che cosa succede sul fondo marino durante una mareggiata non è facile intuirlo
, gli esperti affermano che tonnellate di sabbia e detriti si spostano modificando
radicalmente la morfologia della parte di spiaggia sommersa , il che per
i vari pesci presenti nel sottocosta equivale un po’ ad un supermercato
in cui c’è un’offerta prendi tre paghi zero .
Si sviluppa una catena alimentare ed un’enfasi generale in cui i “clienti”
del supermercato cercano di accaparrarsi più prodotti possibili perché ben
sanno che il prendi tre paghi zero presto finisce e torna l’offerta standard
paghi tre prendi zero.
In questa particolare , breve , condizione le normali tecniche ataviche
di autodifesa dei pesci perdono gran che della loro efficacia a tutto vantaggio
di altri loro simili ( predatori ) che approfittano del momento per accaparrarsi
in un sol colpo , cliente ed offerta prendi tre paghi zero , senza oltretutto
rischiare di diventare a loro volta “clienti” se non del PAM presente sulla
scena.
Come possiamo affrontare tale situazione in modo efficace ? – semplicemente
“osando” una tecnica non molto praticata e con qualche ulteriore AIUTINO
!! che vedremo in seguito.
Canna 13/14 piedi per coda ( shooting taper ) con vari gradi di affondamento
perfettamente tarata alla potenza della canna abbinata a polyleader anche
questi con vari gradi di affondamento , la tecnica di lancio “underhand”
che anche per i meno esperti consente comunque di cavarsela abbastanza bene
, per certi aspetti simile ad un lancio tradizionale con canna ad una sola
mano senza l’ausilio di trazioni , non ho le necessarie competenze per insegnare
la tecnica ma posso riassumerla brevemente , la mano sinistra esercita il75%
del lavoro contro il 25% della mano destra la cui funzione è quella di fulcro
, arti superiori raccolti , spazio di accelerazione abbastanza breve , stop
alto nel lancio in avanti , solo il finale ancorato davanti a noi e non
anche la parte finale della coda come nello spey tradizionale , dovrete
preoccuparvi del rilascio dello shooting in quanto la vostra postazione
di pesca sarà investita in continuazione dal frangersi delle onde pertanto
raccoglierle la running line a spire nelle dita della mano sinistra e liberarla
solo al momento in cui la coda sta per uscire , credetemi il tutto è più
difficile a dire che a fare e con qualche ora di prova anche in non esperti
potranno “pescare” personalmente ho trovato utile e ben fatto il DVD di
Malli “Conoscere la canna a due mani” non conosco personalmente Max ma ha
il non comune dono della sintesi e della semplicità di chi conosce profondamente
gli argomenti. I consigli che posso darvi a titolo personale sono due ,
il primo che la vetta deve eseguire un andamento rettilineo durante la fase
di lancio , come del resto anche per le canne ad una mano , ciò consentirà
di ottenere dei loop decenti , il secondo è di immaginare di dover proiettare
il vostro finale non nell’acqua ma su un ipotetico piano orizzontale rialzato
di 2 – 3 metri sopra , questo aiuterà ad ottenere distanza anche in caso
di vento contrario .
Coda e finale qui il discorso è complesso considerate che una canna da spey
di 14 piedi per coda 8/9 ha una potenza di 800 grains , contro i circa 600
di una da skagit ed i 500 della nostra ( underhand ) tali differenze sono
dovute dai metri di coda che deve sostenere la canna oggi le canne in commercio
hanno delle precise indicazioni in tal senso così come le code , il vostro
negoziante di fiducia potrà assistervi con competenza se avete dei dubbi
sono a disposizione attraverso le pagine della rubrica , comunque veniamo
al nostro metodo di lancio ( underhand ) la canna ideale non esiste , esistono
invece code specifiche che sono classificate con il termine shooting taper
ed hanno la non trascurabile caratteristica di intercambiabilità che unite
ai polyleader anche questi disponibili in vari gradi di affondamento consentono
, con un po’ di esperienza di utilizzare un insieme pescante in grado di
contrastare le correnti o turbolenze che di volta in volta possiamo incontrare
a seconda dell’intensità del moto ondoso , la parte terminale il finale
vero e proprio è costituito da un primo spezzone di monofilo di naylon del
diametro 0,60 lungo circa 120 cm ed un secondo spezzone dove legare lo streamer
lungo circa 60 cm. del diametro 0,28 consiglio il normale nylon al posto
del fluorcarbon in virtù della morbidezza e fluidità d’insieme , consiglio
infine di non usare braided loop per il collegamento coda finale ma di eseguire
un semplice tube nail knot più sicuro in caso di catture importanti e non
crea problemi sugli anelli data la lunghezza della canna ed i 180 cm. totali
del finale.
Streamer questo è un discorso a senso unico amo da salmone con occhiello
rivolto in alto oltre cioè l’asse del gambo una volta posizionato sul morsetto
, misure dal 2/0 al 3/0 , alcuni giri di filo di piombo per dare miglior
assetto vicino all’occhiello , realizzazione in bucktail pancia grigia ,
schiena nera , occhi fissati con una goccia abbondante di attak flex , misura
dai 7 ai 10 cm. cercando unicamente di mantenere le debite proporzioni ,
non abbondare pertanto con il materiale utilizzando non più di 15 /20 peli
per volta schiena/pancia - schiena/pancia e così via fino alla testa dove
gli ultimi due ciuffi di bucktail possono esser montati al contrario e poi
ribaltati indietro nella direzione dei precedenti quindi fermati con alcuni
giri di filo ( kevlar ) per dare un po’ più di consistenza al punto dove
incollare gli occhi, ultima raccomandazione non utilizzare altri materiali
sintetici o naturali perché non servono praticamente a niente in queste
condizioni d’acqua , una volta terminato lo streamer passare il bicomponente
sulla legatura e intorno agli occhi ed una volta asciutto modellarlo mediante
acqua calda corrente , rubinetto aperto e streamer sotto il getto d’acqua
per sessanta secondi , se vi bruciate le dita non è colpa mia , lasciarlo
asciugare appeso a testa in su vedrete che il pelo avrà assunto una aggregazione
omogenea a forma di piccolo pesce che poi manterrà anche in fase di pesca.
Abbigliamento waders con cintura ben stretta in vita e giubbini completamente
allacciati cappuccio compreso , possibilmente in materiale traspirante ,
poi a secondo della temperatura o della stagione il rimanente necessario
, non portate addosso altro lasciate telefonino materiale da pesca sigarette
etc. sulla spiaggia nel vostro zainetto a distanza di sicurezza delle onde
, in questo tipo di pesca siatene certi arriva sempre un’onda che a differenza
delle altre scopre anche di che colore avete le mutande.
Postazione di pesca , possibilmente vicino ad una foce non per l’apporto
d’acqua dolce importante spesso ma non in questa condizione di mare agitato
se non per le correnti trasversali che si formano, posizionarsi sulla battigia
lato destro della foce guardando il mare esattamente dove le onde scaricano
l’energia finale , è importante non rischiare un dramma per una passione
pertanto vietato ai minori di 90 anni entrare in acqua !! per coloro i quali
si staranno chiedendo perché il lato destro di una qualsiasi foce e non
l’altro quello sinistro dovrei fornire una risposta complessa ed articolata
ma anche estremamente noiosa , pertanto direi di sintetizzare così l’argomento
, la costa della nostra regione ( Toscana ) è sottoposta a venti che formano
il moto ondoso provenienti da quadranti ben precisi , normalmente la direzione
di tali venti crea delle correnti che ai fini della nostra pesca é opportuno
non affrontare ma utilizzare , in quei punti in cui una certa quantità d’acqua
dolce cerca di riversarsi in mare essendo ostacolata dalla forza contraria
del moto ondoso tende ad avere una direzione nord – nord ovest pertanto
trovandosi in prossimità di una foce se saremo sul lato destro la zona di
mare davanti a noi sarà l’ideale alfine di mantenere in pesca il nostro
finale e lo streamer collegato.
Tecnica di pesca , la canna e la coda di cui disponiamo ci consentono di
ottimizzare una pesca fluida , costante e non faticosa , eseguiamo dei lanci
a 45% sulla nostra destra , ben presto un’onda infranta alcuni metri oltre
il nostro finale catturerà la coda e tenderà a trascinarla verso riva ,
potremo arginare il problema aumentando il grado di affondamento della coda
e del polyleader sta alla nostra capacità ed alla nostra esperienza armonizzare
il tutto , consideriamo sempre che il nostro interesse sarà quello di mantenere
il più possibile in pesca il nostro streamer , senza però appesantire troppo
l’insieme pescante ( coda finale ) ci troveremo ad affrontare una condizione
difficile , mai uguale , ma non dovremo preoccuparcene più di tanto , la
lunghezza della canna e la corrente di risacca ci daranno una mano e poi
ricordiamo che la nostra insidia sarà animata dalla turbolenza dell’acqua
pertanto dovremo unicamente restare in contatto con essa mediante un leggero
ma continuo recupero della coda che una volta giunta sottoriva potrà agevolmente
esser rimessa in pesca mediante un unico efficace lancio.
OK a questo punto stiamo pescando , ma come farlo sapere ai nostri amici
pesci , AIUTINO !!!
Procuratevi del glutammato monosodico , detto anche sale di glutammato ,
spesso ne hanno le cucine dei ristoranti , se avete delle difficoltà scrivete
che vi dirò dove poterlo acquistare , ne basta un etto , costo meno di cinque
euro e vi basta tutto l’anno. Poi procuratevi mezzo chilo di sarde fresche
, alle quali staccate testa , interiora e spina dorsale , fatene una poltiglia
, aggiungete il glutammato e se proprio volete esser perfetti anche un paio
di cucchiai di sale grosso , mescolate bene il composto e suddividetelo
in tanti piccoli recipienti da potersi chiudere , non riempiteli completamente
perché andranno poi riposti nel congelatore in attesa di esser utilizzati
, io uso i contenitori di plastica tipo provette per le analisi che acquisto
in farmacia . La sera prima della vostra uscita di pesca prelevate uno dei
contenitori dal congelatore apritelo e immergetelo in un pentolino con dell’acqua
tiepida , dentro ci immergerete e ci lascerete immersi per tutta la notte
quattro o cinque dei vostri streamer in bucktail che ha la proprietà di
assorbire il composto di proteine , amminoacidi ed esaltatore di sapidità
e di rilasciarlo una volta in pesca quale scia chimica di segnalazione della
propria presenza attraverso il potere di conducibilità dell’acqua. Il predatore
di turno ( leggi spigola ) lo intercetterà a metri e metri di distanza e
voi non preoccupatevi del vostro senso di etica sportiva, foto e rilascio
immediato ( sarà come averlo catturato per sempre ) .
Carpe Diem
Articolo a Cura di Stefano Vanni