SERVIZIO DI STEFANO LUCACCHINI
IL GRAMIZZA
La Primavera è alle porte, da pochi giorni le acque a salmonidi sono riaperte
e le fredde giornate invernali non sono che un lontano ricordo, ricominciano
le uscite con gli amici, le splendide giornate da passare in fiumi e torrenti,
ed è proprio di una di queste uscite che vorrei parlare in questo articolo,
sia per l’ambiente, ma soprattutto per la compagnia che ha allietato questa
giornata sul Gramizza.
Il mio lavoro, fortunatamente, nel periodo invernale e primaverile, mi regala
parecchi pomeriggi liberi, ed è appunto in uno di questi che insieme all’amico
Gino Menconi, ci apprestiamo a ritornare in Val d ’Aveto per scoprire le
bellezze di un affluente del famoso fiume che dà il nome alla vallata, il
Gramizza. Telefono all’amico Graziano Magrini, per sapere come sono le condizioni
delle acque e per vedere se è disponibile per passare una giornata di pesca
insieme a noi, le condizioni sono ottime e fortunatamente anche lui, nonostante
gli impegni con la sua famosa azienda di morsetti, ha un pò di tempo libero,
così decidiamo di partire. Alle tredici e trenta sono di fronte alla casa
di Gino ed una volta caricati gli innumerevoli bagagli che contraddistinguono
ogni sua uscita, imbocchiamo l’autostrada in direzione Lavagna. Nonostante
ci separino circa due ore di auto dalla Val d’Aveto il tempo scorre velocemente,
deliziato dall’interessanti argomentazioni del mio compagno di viaggio,che
con una tranquillità unica ti racconta la storia di questa splendida disciplina,
praticamente è un’enciclopedia vivente della pesca a mosca, con lui puoi
parlare di dressing di attrezzature, di pesci, di tutto ciò che amiamo e
a cui dedichiamo parecchio tempo della nostra vita.Una volta arrivati a
Cabanne una piccola frazione di Rezzoaglio, parcheggiamo l’auto e percorrendo
un sentiero costeggiato da un rigagnolo d’acqua ci soffermiamo a respirare
il profumo e il sapore della natura che ci circonda, il nostro sguardo è
rivolto all’acque e subito riusciamo ad intercettare delle piccole trote
che infastidite dalla nostra presenza e da alcuni vitellini che si stanno
abbeverando scappano per raggiungere le loro tane. Questo sterrato ci fa
raggiungere l’abitazione di Magrini, che troviamo intento nella cura del
suo piccolo orto, è un piacere rivederlo, ci fa entrare in casa offrendoci
una bevanda fresca e raccontandoci delle sue ultime uscite di pesca. Carichiamo
la sua attrezzatura sulla mia auto e dopo una breve pausa al Bar Luca per
ritirare il tesserino segnacatture, ci dirigiamo verso il Gramizza. Percorsi
circa due chilometri parcheggiamo l’auto e ci soffermiamo ad osservare il
torrente dal ponte della statale, i livelli sono ottimali, non ci sono ancora
insetti sull’acqua, ma si scorgono alcune trote intente a cibarsi nei pressi
del fondo. Con calma montiamo l’attrezzatura, indossiamo i waders e scendiamo
verso la confluenza del Gramizza con l’Aveto, per iniziare la nostra giornata
di pesca.
La Giornata di pesca
Viste le ridotte dimensioni del corso d’acqua, decidiamo di alternarci durante l’azione di pesca, lasciamo iniziare Graziano, la sua attrezzatura è una 8’6” coda quattro, su cui ha montato due Spider, si avvicina all’acqua cercando di mimetizzarsi il più possibile con l’ambiente, cercando di non spaventare le sospettose trote che abitano queste acque. Dopo qualche lancio ecco la prima trota, che immediatamente viene rilasciata, è il mio turno, sulla 7’6” per coda due ho montato una Royal Coachman su amo del 14, inizio a lanciare sotto la vegetazione, in questi momenti della giornata, in cui non c’è schiusa e la temperatura esterna è ancora alta, bisogna cercare le trote nei posti ombreggiati dove trovano riparo e magari anche qualche piccolo insetto terrestre che cade dalle fronde. La mia tecnica viene subito premiata, ed anch’ io catturo la mia prima trota. Lascio il posto a Gino con la sua 8’ per coda quattro ed una piccola moschina in cul de canard, qualche lancio in corrente ed ecco anche per lui una bella trota. Nella giornata si alternano trote di medio- piccole dimensioni, ma sappiamo benissimo che gli esemplari più interessanti li potremmo catturare solamente al coup du soir, il momento più atteso da noi moschisti, quello in cui le trote sono meno diffidenti ed in cui si trovano maggiori insetti sull’acqua. Sono le 18.30 e ognuno di noi una volta scelto un tratto di acqua, comincia a sfruttare il momento magico. Io mi sono piazzato a valle vicino alla confluenza con l’Aveto, poco sopra me Graziano e ancora più in alto Gino. Comincia una schiusa multipla, diversi plecotteri, ed effimere scorrono sulla superficie dell’acqua, ma le trote sembrano gradire gli insetti di dimensioni più piccole. Scelgo l’imitazione ed opto per una piccola emergente con corpo in filo di montaggio beige , ali in cul de canard montata su amo grub del 16, L’attività delle trote diventa frenetica, si vedono tantissime bollate, e tante catture, fra i numerosi pesci, anche qualche temolo si fa ingannare dalle nostre imitazioni, ma per la maggior parte sono trote fario, dagli splendidi colori, infatti tutte le trote che si trovano in questo ambiente provengono da ripopolamenti di materiale selezionato e di ottima genealogia, lo si può infatti notare dalla livrea e dall’ottima pinnatura. Graziano Magrini, oramai in pensione da qualche anno, ma egualmente impegnato nella sua piccola fabbrica di morsetti artigianali, spende parecchio del suo tempo, insieme ad altri componenti dell’Associazione Pescatori della Val D’Aveto, per cura e la salvaguardia di questi ambienti, con immissioni e sorveglianza, e manutenzione di corsi d’acqua. A parer mio uno degli aspetti che rendono ancora possibili splendide e fruttuose giornate di pesca in queste zone, è la massiccia presenza di guardie volontarie, che vigilano costantemente, controllando che i pescatori seguano il regolamento imposto per queste acque. Fortunatamente i cosiddetti bracconieri, coloro che non vogliono sottoporsi alle regolamentazioni vigenti in materia venatoria, sono una specie in via d’estinzione, e quei pochi che sopravvivono, hanno vita dura in queste acque. Ma ritorniamo alla nostra giornata di pesca, che oltre ad essere stata molto fruttuosa, ha avuto un risvolto inaspettato, perlomeno per me, infatti mentre ero concentrato sui pesci che bollavano nelle mie vicinanze, scorgo l’amico Graziano che si avvicina e si siede su una roccia alle mie spalle, non ci faccio caso più di tanto, troppo preso dalla frenetica attività superficiale delle trote, un momento di grande soddisfazione ed appagamento per ogni Pam, ma proprio mentre avevo in canna una bella fario Graziano comincia a recitare alcuni passi della Divina Commedia, mai mi era capitato di concludere un coup du soir sulle rime del Sommo Poeta, così, recupero il mio ultimo pesce sulle parole “la testa sollevò dal fiero pasto.........”. un tocco di poesia che ben si addice a conclusione di una bellissima giornata di pesca.
Non solo Mosca
Le acque in cui abbiamo pescato, solamente per un breve tratto, sono destinate alla pesca con esche artificiali, facendo parte della zona “no kill”, mentre le restanti, sono “libere”, vi si può pescare anche con esche naturali, con la possibilità di trattenere cinque trote fario di misura non inferiore ai 25 centimetri, per quanto riguarda i temoli, non se ne possono trattenere, e bisogna rilasciarli, facendo attenzione ad arrecargli il minor danno possibile. La pressione di pesca, tranne che nei periodi dell’apertura non è molta e vale veramente la pena visitare questa splendida vallata, che oltre al torrente Gramizza, può offrirci l’Aveto, con zone destinate alla libera pesca, no kill e zona turistica, dove abbondano pesci di taglia ragguardevole. Per pescare in queste acque, oltre alla licenza di pesca per le acque interne, dobbiamo essere in possesso di un tesserino segna catture che è possibile ritirare presso il Bar Luca al numero 0185 870297.
COME ARRIVARCI
Da qualsiasi direzione si provenga è consigliabile imboccare e percorrere la A12 Genova Livorno e uscire al casello di Lavagna, una volta entrati nella statale proseguire a destra e seguire le indicazioni per Rezzoaglio e Santo Stefano d'Aveto, circa quarantacinque chilometri separano l'autostrada dall'uscita di pesca. La strada è un passo che conduce alla provincia di Piacenza, dove l'Aveto confluisce nel Trebbia, quindi molto movimentata e da percorrere a velocità moderata, una bella giornata di pesca ci ripagherà dei tornanti che ci attendono.