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La Pesca in Foce


Dopo aver trattato la pesca in mare dalla spiaggia in relazione alle possibili condizioni meteo marine vorrei adesso trasmettervi le mie esperienze di pesca in foce , per foce non intendo soltanto la parte finale del fiume o del canale che sfocia in mare ma anche e soprattutto quella parte a monte in cui spigole , muggini e cheppie dividono il loro momentaneo habitat con trote , barbi e cavedani.
Ritengo questo ambiente in assoluto il più bello ed il più difficile da affrontare con cognizione causa.
Qui per pescare bene servono diverse cose quali la conoscenza dei luoghi , una certa esperienza , abilità tecnica , una buona dose di fortuna , ed infine ragionare con il proprio e non l’altrui cervello senza mai dare niente per scontato.
Questo specifico ambiente si configura spesso con il tutto ed il contrario di tutto , un giorno sei convinto di un concetto ed il giorno seguente sei convinto del contrario , pensi di aver capito tutto e forse non hai capito un bel niente !! ma forse il bello della pesca è proprio questo !? –
Traggo queste considerazioni dopo aver pescato in questi tipici ambienti con costanza e motivazione tanto da ritenere in secondo ordine la cattura fine a se stessa onde dare priorità al concetto d’insieme , con lo scorrere delle stagioni ho assistito al costante peggioramento dei fiumi soprattutto nel loro tratto finale, al relativo impoverimento ed a tante troppe miserie umane che vi si riversavano dentro.
Fiumi come Magra , Serchio , Arno , Albegna , Ombrone , Fiora tanto per citarne alcuni della nostra regione , belli molto belli negli anni ottanta , si presentano ai giorni nostri irriconoscibili , mortificati da dubbie scelte dei pubblici amministratori .
Prendiamone ad esempio uno che conosco personalmente abbastanza bene , il Magra , di spigole ce ne sono sia di risalita che di stanziali non molte , però selvagge e diffidenti , non facili da pescare , dipende dai punti di vista e dalle capacità di ognuno di noi , la distinzione tra stanziali e di risalita è importante al fine di cominciare a capire quel concetto d’insieme di cui sopra.
Una spigola si definisce stanziale già a partire da alcuni giorni di permanenza ininterrotta in uno specifico tratto di fiume , una spigola si definisce di risalita nella fase temporale di transito che dal mare la porta a quello specifico tratto , i comportamenti predatori come vedremo in seguito saranno molto diversi in relazione alle due definizioni.
Molti PAM intercettano spigole di risalita , il loro comportamento “evidente” si manifesta in cacciate singole o di gruppo in quei punti in cui da un fondale costante si passa ad una secca o viceversa , con una basilare tecnica acquisita si riesce a catturarne anche tante ma solo in quei precisi momenti di transito.
La spigola stanziale adotta comportamenti meno “visibili” non si manifesta quasi mai in modo così evidente , pochi PAM la individuano , se non casualmente e di solito di notte , quasi mai durante il giorno.
La pesca rivolta ai pesci di risalita è condizionata al fatto di esser presenti in uno specifico tratto di fiume, in un preciso momento , pertanto casuale , quella rivolta ai pesci stanziali una vera e propria “arte” che mai niente avrà di casuale !!
Resta intuibile che questo articolo tratterà esplicitamente questa seconda ipotesi essendo l’unica codificabile e percorribile al di là di condizioni aleatorie.
Come e dove si pesca ? . Sarebbe meglio dire dove si pesca e poi in relazione a ciò come si pesca , al fine di “dove” dobbiamo fare una distinzione tra le ore del giorno e quelle della notte , al fine di “come “ dobbiamo fare altre due distinzioni se durante il periodo estivo o durante il periodo primaverile / autunnale ; ci sarebbe una ulteriore terza distinzione relativa al periodo invernale ma al momento non mi sento di trattarla in questo articolo essendo la stessa sensibilmente diversa tanto da meritarsi riflessioni a se stanti .
Partiamo dal dove , nel periodo estivo , durante le ore del giorno è opportuno indirizzare le n/s attenzioni al sottoriva che abbia una profondità di almeno ½ metro ed una vegetazione prospiciente l’acqua quali alberi , canne lacustri , detriti accumulatisi con le piene etc. tutti microambienti che consentano un riparo al pesce , la tecnica da adottare sarà essenzialmente in wading camminando lungo il fiume alla ricerca visiva di tali postazioni che una volta individuate consentano al PAM di appostarsi di fronte ad almeno 15 mt. di distanza , sarà essenziale non posizionarsi e cominciare subito a lanciare ma aspettare che si calmi l’ambiente a seguito del n/s arrivo , leggere l’acqua con una certa attenzione , la presenza della spigola stanziale si manifesterà attraverso piccole onde che dalla riva si propagheranno verso il largo , tali impercettibili segnali saranno dovuti al pesce che mantiene una posizione parallela alla riva in attesa del momento propizio per sferrare l’attacco , dato il periodo non potremo contare su livelli del fiume tali da aver delle correnti costanti , dovremo sfruttare quelle di marea , l’acqua torna indietro e sale , poi si ferma e riparte verso il mare questo é il n/s momento dovremo eseguire un solo lancio tre o quattro metri a monte della postazione individuata e lasciar derivare la n/s insidia verso il punto stabilito cercando di mantenerla in contatto con la canna senza richiamarla a noi e senza che il dragaggio della coda lo faccia autonomamente, quando la mosca sarà giunta nel punto auspicato dovremo attendere alcuni istanti e se non notiamo o sentiamo alcun segnale di attacco cominciare un recupero immediato e veloce al fine di imitare un piccolo pesce che entrato nel raggio d’azione del predatore cerca di allontanarsene il prima possibile.
La canna idonea deve essere rapportata sia all’ambiente che alle dimensioni dei pesci insidiati pertanto una 9 piedi per coda 6 galleggiante ritengo sia l’ideale , il finale riveste un’importanza notevole ai fini del non dragaggio dovrà esser lungo almeno il doppio della canna ed esser realizzato in un ottimo fluor carbon , se a nodi o trafilato a mio avviso non ha importanza , il diametro del tip finale dove andremo a legare lo streamer con un nodo che consenta a questi una certa mobilità non dovrà superare lo 0,19 in caso di acque molto chiare si dovrà scendere allo 0,17 o allo 0,15 il sopracitato streamer dovrà imitare un piccolo pesce di 5 / 6 cm. ed esser realizzato con materiali naturali “pulsanti” quali le piume di marabù , il pelo di volpe artica , le strisce di coniglio etc. il tutto assemblato e montato su amo dell’otto o del sei a gambo lungo, se il tratto dove siete in pesca avesse una prevalenza di acqua salata rispetto a quella dolce anche un’imitazione di gamberetto , autonomamente molto mobile e pulsante , lasciata derivare davanti alle canne o agli erbai potrebbe dare ottimi risultati.
I fattori determinanti saranno l’individuare la postazione dove si manifesta la presenza della spigola , arrivarci davanti fermandosi a non meno di 15 mt. , stare fermi immobili per alcuni minuti per poi eseguire il lancio proiettando la nostra insidia a 3 o 4 mt. di distanza dalla postazione in cui abbiamo individuato il predtore , lasciare che la corrente trasporti lo streamer ed il finale sotto il pelo dell’acqua , una volta che tale insieme pescante sia entrato in pesca davanti alla postazione recuperare il tutto velocemente – Se il pesce ha attaccato bene altrimenti fermi , immobili per alcuni minuti , vedere se la n/s spigola è ancora presente e solo ed allora eseguire un ulteriore ultimo lancio senza ripetere altri tentativi .
La postazione potrà esser ripescata a distanza di una o due ore sostituendo la nostra imitazione con un’altra di colore , materiale e forma diversa magari posizionandosi non più a 15 mt. ma a 20 mt. di distanza ed allungando ulteriormente il finale , se anche in questo caso non avrete avuto successo memorizzate il posto e riservatelo ad altri tentativi per i giorni avvenire .
Non accanitevi sul pesce in quella determinata postazione, insistendo più del necessario lo rendereste “imprendibile” anche nei giorni avvenire e per tutta la stagione , soprattutto sperate che altri PAM non facciano tale errore , pertanto mi sento di consigliarvi che se individuate una postazione non dividetela con altri e tenetevi l’informazione per voi senza divulgarla a nessuno .
Durante la fase di pesca assumete con il corpo una posizione defilata sull’acqua , se la profondità del punto in cui vi trovate lo consente mettetevi addirittura in ginocchio , ciò vi arrecherà alcune difficoltà tecniche nell’eseguire bene il lancio ma nel contempo vi aiuterà moltissimo ai fini della cattura , comunque non muovetevi con i piedi , non spostatevi da dove siete , non fate movimenti o rumori strani e ricordate che se voi siete in grado di vedere il vostro avversario anche questi potrà vedere voi .
Un errore che spesso si commette quando si vedono delle cacciate a tiro di canna è il lanciarci sopra , non fatelo mai , ma optate mentalmente e velocemente una scelta “ destra o sinistra “ e lanciate la vostra insidia in tale direzione laterale di uno o due metri senza oltrepassare il punto dove si era manifestata la cacciata , aspettate alcuni istanti a recuperare affinché il finale affondi dietro l’esca , non recuperate subito altrimenti produrrete con il filo un scia negativa , una volta iniziato il recupero continuatelo ininterrottamente e velocemente fino a pochi metri da voi , se invece la cacciata che avete visto non è raggiungibile dalla vostra momentanea postazione e pertanto fuori la portata di lancio , lasciate perdere , non dirigetevi verso quella direzione , memorizzate invece il punto e comportatevi come vi ho consigliato all’inizio cercando di individuare e memorizzare la postazione ricordatevi che la cacciata normalmente non avviene mai nella stessa identica postazione ma ad alcuni metri di distanza ed è la che dovrete andare a cercare il vostro avversario .
Passiamo adesso alle ore notturne , nella stagione estiva le spigole si spostano dalle postazioni di caccia diurne o dai loro ripari abituali verso i bassi fondali , verso le secche , dove in poche spanne d’acqua riescono a predare con meno difficoltà ed è esattamente qui che imposteremo la nostra azione di pesca , variando però completamente la tecnica , l’attrezzatura e la tipologia di imitazioni , questa volta potremo posizionarci a 10 mt. non oltre dal punto avente tali caratteristiche arrivandoci possibilmente in silenzio e camminando nel fiume senza fare troppo rumore , non dovremo accendere luci di alcun genere , neanche il semplice accendino , la canna stessa 9 piedi dovrà già esser montata a riva prima di entrare in acqua con una coda sempre del 6 galleggiante ma con la parte terminale intermedia ( non affondante ) , il finale questa volta di pari lunghezza della canna con tip dallo 0,23 allo 0,28 , lo streamer una volta in pesca dovrà rimanere appena fuori dall’acqua mentre la parte finale della coda ed il finale dovranno restare sotto , ecco il perché dell’intermedia, durante la fase di lento recupero lo streamer e solo questi dovrà lasciarsi dietro a galla una scia percettibile e visibile , dovrà inoltre emettere vibrazioni e riflettere la poca luce presente , pertanto dovrà esser costruito per quanto concerne il corpo con fibre artificiali riflettenti ( tipo Enrico Puglisi ) , piume di gallo montate a doppio in coda e del foam 2/3 mm. ritagliato a forma di pesce nella parte superiore per il galleggiamento il tutto assemblato su ami del 2 o del 4 a gambo lungo.
Durante la notte si pesca direttamente sulle cacciate , lanciando proprio in direzione delle stesse non di lato per poi arrivarci in deriva come durante il giorno , una volta eseguito il lancio si attendono pochi secondi affinché sia l’intermedia che il corto finale sempre in fluor carbon si siamo assestati sotto il pelo dell’acqua per poi eseguire tre quattro strippate ampie e lente poi stop poi di nuovo due o tre strippate ampie e lente , poi di nuovo stop , poi ancora una o due strippate e se non si è sentito alcun attacco recupero totale dell’insieme pescante e di nuovo in attesa di altre cacciate .
Di notte non è importante assumere posizioni defilate come durante le ore diurne ma è sempre consigliabile non fare rumori spostandosi in wading lungo il fiume ed anche durante le fasi di pesca mentre è assolutamente basilare non accendere luci .
Come consiglio direi di usare finali trafilati conici e non a nodi a cui avrete aggiunto precedentemente dei tip dello 0,23 e dello 0,28 sarà così possibile sostituire il finale anche al buio ed avere un maggiore margine di sicurezza , anche in caso di catture cercare di slamare il pesce direttamente in acqua senza accendere luci , se necessariamente dovrete farlo , una volta finito il lavoro spengerle e cambiare postazione di pesca spostandosi al buio e senza fare rumore.
Ricordate che in estate le spigole stanziali cacciano soprattutto sulle secche a centro fiume o laterali e che spesso tali secche si formano anche quando scende l’acqua per effetto della marea , quando invece l’acqua torna indietro e sale di livello , le spigole si spostano di nuovo nelle postazioni occupate durante il giorno o limitrofe , é possibile intercettarle nei tragitti da e per tali postazioni pescando l’acqua sistematicamente in trasversale intorno all’una o all’altra e spesso si riescono a catturare proprio così gli esemplari più belli.
Durante la notte si vedono molti “movimenti” riflessi sulla superficie dell’acqua o si sentono molti “rumori” ma non è detto che si tratti di spigole , possono essere altri pesci quali muggini , cavedani , cheppie ed altro ancora , la spigola produce sulle cacciate il rumore inconfondibile del predatore che attacca fulmineo la preda partendo dal basso verso la superficie ciò è visibile anche al buio più completo , imparare a riconoscere tale segnale consente di concentrare l’azione di pesca e razionalizzarla al massimo .
Un altro ottimo , ma pericoloso hot spot da frequentare durante la notte é la pescaia o sbarramento artificiale di massi , qualunque dislivello in cui si possa formare una piccola rapida o corrente superficiale ed abbia sottostante una zona di acqua profonda , in tali luoghi non è facile pescarci e neanche muoversi , è facile imbattersi in dei bei pesci ed anche catturarli ma personalmente non credo che valga la pena di rischiare , alcuni miei amici si sono rovinati cadendo tra i massi , io personalmente preferisco pescare tranquillo in wading , dove conosco il fiume alla perfezione e quando le condizioni di acqua lo consentono , soprattutto di notte.
Passiamo ora ad un diverso periodo stagionale quello primaverile o quello autunnale che hanno come comune caratteristica un maggior livello di acqua rispetto al periodo estivo , la maggior portata fa si che le postazioni dei pesci cambino e pertanto anche le relative tecniche di pesca a mosca dovranno adeguarsi , non sarà possibile percorrere in wading molti tratti di fiume la corrente sostenuta creerà non poche difficoltà , la maggior profondità altrettanto , dovremo valutare con attenzione se e come poter entrare in acqua al fine di poter eseguire correttamente la nostra pesca , a mio avviso la tecnica ideale è quella della canna a due mani , vedremo in seguito perché.
Le spigole in primavera iniziano a risalire i fiumi dalla zona cosiddetta di foce dove sono presenti e stanziali durante tutto l’anno si spostano verso l’interno alla ricerca delle prime nascite e dietro la risalita delle piccole anguille ( ceche) , questo fenomeno avviene soprattutto nei momenti di acqua molto alta quando cioè si estende la zona di rimescolamento in mare ; in autunno é vero che sono già presenti ma tendono a spostarsi negli avvallamenti centrali più profondi in direzione della foce dove possono beneficiare di una corrente meno intensa rispetto alle zone con minor profondità più a monte ed a un maggior apporto di cibo , la nostra tecnica dovrà consentire di far arrivare le nostre insidie la dove sono maggiormente concentrate le spigole pertanto sarebbe auspicabile una perfetta conoscenza della zona in cui recarsi a pescare al fine di esser certi della loro presenza o meno , per farvi un esempio sul fiume preso in esame ilMagra, mentre in estate concentreremo la nostra azione di pesca nella zona di Battifollo “ dal campeggio Mirafiume al ponte della ferrovia” in primavera dovremo spostarci più a valle di alcuni km. in zona Bradiola “piana del pastore” mentre in autunno dovremo scendere ancor più a valle in zona Arcola “ piana dei panchetti” e cosi via fino ad arrivare in inverno a pescare essenzialmente in zona foce.
Una volta comunque decisa la nostra meta , magari aiutati da possibili informazioni in loco , si deve impostare una pesca di ricerca a distanza e non più a galla ma direttamente a sfiorare il fondo.
Utilizzeremo canne da 9/11 piedi per code 9 – 10 con punta affondante o intermedia alle quali andremo ad aggiungere nel primo caso un solo spezzone di fluor carbon del diametro dello 0,26 lungo un metro e mezzo al massimo , nel secondo caso un finale sempre in fluor carbon a nodi o trafilato con tip finale sempre del diametro dello 0,26 questa volta di lunghezza pari alla canna , la corrente più o meno sostenuta in entrambi i casi stenderà la coda mantenendola in trazione continua e porterà il relativo finale a sfiorare il fondo tracciando un andamento curvilineo. Le imitazioni dovranno esser di tutto rispetto montate su ami dal 2 al 3/0 ben realizzate e proporzionate ma soprattutto lanciabili nonostante la dimensione ed il peso specifico , pertanto utilizzate ai fini della costruzione poco materiale ( pelo di coda di cervo ) che una volta estratto dall’acqua tenda ad asciugarsi con uno o due falsi lanci importante sarà soprattutto la caratteristica di galleggiabilità al fine di poter rasentare il fondo sfiorandolo senza attaccarsi ad ogni possibile ostacolo o attaccatoio come lo chiamiamo noi PAM in gergo piscatorio .
L’azione di pesca dovrà esser razionale e tesa a perlustrare più acqua possibile nel minor tempo possibile spostandosi a risalire o a scendere senza alcuna importanza.
Nel caso vediate delle possibili cacciate , improbabili ma pur sempre possibili , avrete modo di concentrarvi in quella zona ma sempre senza insisterci più di tanto due tre tentativi al massimo e poi via , il concetto vincente ai fini del risultato o resa finale è quello di lasciar pescare la vostra imitazione in acqua più tempo possibile in più luoghi possibili.
Al fine di razionalizzare questa tecnica , ed evitare di stancarci durante l’azione di pesca, la canna a due mani è l’ideale , con la tecnica spey si riesce ad eseguire passate su passate con poco impegno fisico , velocità , precisione , armonia e controllo migliore delle passate stesse in relazione alla maggior lunghezza della canna , inoltre tale tecnica ci permetterà di pescare anche in quei tratti di fiume in cui non potremmo proiettare all’indietro la nostra coda come necessario con il lancio tradizionale.
Se qualcuno di voi ha frequentato il basso corso del fiume Magra ben conosce i pericoli del fondale che a volte si presenta solido altre volte soffice da impantanarci dentro come in sabbie mobili , attenzione molta attenzione a dove camminate , alcuni anni fa per risparmiarmi pochi metri ho preso una scorciatoia che mi ha fatto ritrovare con l’acqua alla gola immobilizzato con entrambi gli stivali nella melma sottostante , vi assicuro che la cosa non è auspicabile , mi sono salvato posizionando davanti a me sul fondale una sedia pieghevole che mi ero portato dietro per comodità , salendoci sopra con uno stivale ho potuto estrarre dal fondale melmoso l’altro e raggiungere la riva !
Vediamo adesso cosa cambia pescando invece che di giorno , durante la notte nello stesso tratto di fiume durante lo stesso periodo stagionale soltanto in orari diversi , bene cambia radicalmente tutto , infatti indipendentemente dalle condizioni dell’acqua le spigole durante le ore prospicienti il tramonto e quelle subito dopo l’alba e per i più temerari anche in piena notte , cacciano esattamente come nel periodo estivo in quei tratti di fiume in cui il fondale si alza e crea un “basso fondale” praticamente dove durante il giorno eravate posizionati voi in pesca , pertanto cambiamento radicale della tecnica da mettere in atto , non più lanci in fuori a pescare l’acqua , ma precisi lanci corti a vista sulle cacciate eseguiti direttamente da riva senza entrare in acqua , niente più coda del 9 / 10 con punta affondante ma la vecchia 6 galleggiante con punta intermedia e finale di nuovo lungo due volte la canna con tip dello 0,28 – 0,30 e streamer galleggianti che lasciano una scia visibile in fase di lento recupero . Fine dei giochi , provare non per credere ma per ricredersi , alla prossima.

Articolo di Stefano Vanni

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