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LA TURRITE SECCA

Oggi la nostra uscita di pesca si svolgerà su uno dei torrenti più suggestivi e belli tra quelli che scorrono nella valle della Garfagnana, La turrite secca un piccolo corso d’acqua che nasce dal monte Macina presso Capanne di Careggine, forma il lago di Isola Santa e si va ad immettere nel fiume Serchio come affluente destro, proprio nel centro abitato di Castelnuovo Garfagnana.
Questa mattina mi sono alzato di buon ora, ho preparato i panini, visto che l’ intenzione è quella di dedicarmi un’intera giornata di relax e soprattutto di pesca, le canne che ho deciso di portare sono due, una 7’ per coda 2 ed una 7’6” per coda tre, messo a punto il resto dell’attrezzatura, gilet, stivali, non resta che caricare tutto in macchina e affrontare i tre quarti d’ora che mi separano dal l’ambita meta. La strada da percorrere è tortuosa, ma lo scenario è unico, siamo nel cuore delle Apuane e sfiorando il Corchia e la Pania, giungiamo fino all’Altissimo dove una lunga galleria scavata nella montagna ci fa affacciare su uno scenario completamente diverso, stiamo scendendo verso Castelnuovo di Garfagnana, al primo impatto il territorio che ci circonda si fa arido e brullo , aride e scarne montagne prive di vegetazione fanno da contorno a questo paesaggio, sembra quasi di attraversare i canyon dei vecchi films western, ma tutto questo dura solamente per alcuni chilometri, poi il verde lussureggiante riappare come d’incanto.Siamo a pochi chilometri dalla nostra meta, passiamo Isola Santa, un bacino cretao dall’uomo, tramite una diga, che nasconde sotto le sue acque un antico paesino, un itinerario che vi proporrò in un’altra uscita di pesca. Percorro ancora alcuni chilometri ed in una piccola piazzola mi fermo , finalmente sono arrivato. Con calma monto la mia 7’6” stendo bene il finale lo ingrasso e lego al tippet una parashut su amo del 14, un poco di silicone e sono pronto per scendere in acqua. Sul sentiero che mi divide dal Torrente noto ancora le impronte degli animali che nella notte sono stati li a cercare cibo, le foglie sono ancora tutte bagnate di rugiada, tanto che nel farmi largo fra la vegetazione questo nettare degli Dei mi accarezza la faccia, forse un augurio, o forse la mia fantasia che sta andando oltre. Eccomi finalmente arrivato, l’acqua è cristallina , alla mia sinistra una piccola cascata che esce dalla montagna si getta nel torrente, sono estasiato, mi fermo per alcuni minuti ad osservare questo spettacolo della natura, infatti chi decide di percorrere questo itinerario lo deve fare per assaporare tutto questo, le trote sono molto piccole, ma vi assicuro che ci sente veramente fuori dal mondo.
Incomincio a pescare, non è molto facile, quasi tutti i lanci vanno fatti con la canna parallela all’acqua, per evitare di lasciare la nostra mosca nel tunnel di vegetazione che ricopre il torrente.
Ho davanti a me una piccola lama di acqua piatta, vi lancio, con la consapevolezza che sarà molto improbabile trovare lì una trota, infatti pochi metri più avanti dove l’acqua comincia ad incresparsi a causa della corrente, ferro la prima piccola trota, è bellissima la sua livrea è spettacolare, immediatamente e con facilità grazie all’amo senza ardiglione la rilascio nel suo ambiente, e mi soffermo a vederla nascondersi e mimetizzarsi fra le pietre del fondale. Forse quella pozza d’acqua può regalarmi un’altra cattura, così lancio proprio nella corrente, e dopo poco ecco un’altra trota che si è fatta ingannare dalla mia mosca. Affronto la piccola corrente successiva che mi regala un’altra cattura, sempre di piccole dimensioni, credetemi ero soddisfatto come se avessi preso un grosso salmone, infatti per ingannare una di queste piccole trote autoctone bisogna usare tutta la nostra esperienza di pescatori, il minimo rumore le farebbe rintanare subito, quindi bisogna fare il minor rumore possibile nei nostri spostamenti ed i lanci debbono essere delicati e precisi, solo così riusciremo a trarle in inganno. Le catture si susseguono, e vista l’ora decido di concedermi una piccola pausa per rifocillarmi, mentre mangio il mio panino continuo ad osservare l’ambiente che mi circonda, sono, diventato parte di esso, mi sento acqua pietra albero, una sensazione irripetibile, che sazia il mio smisurato amore per la natura, è difficile trasportare in parole determinate sensazioni, ma credetemi è stato un qualcosa di mistico, è in questi momenti dove veramente riesco a vedere la mano del grande maestro. Purtroppo devo saziare anche il primordiale istinto di predatore, così mi rimetto a pescare e le catture si susseguono, tutte quasi della stessa misura massimo tredici quattordici centimetri, solamente una di quelle da me catturate arriva ai venti centimetri, ma come già detto prima lo spirito per cui si viene in determinati luoghi non è quello della misura della trota ma dell’ambiente che ci circonda. Spero che chi decida di affrontare questo tratto di torrente lo faccia con lo spirito giusto e con la consapevolezza che uccidere una di queste splendide trote sarebbe un delitto.

ATTREZZATURA

Per affrontare queste acque, consiglio canne corte dai 7’ massimo 7’6” con code leggere e naturalmente finali lunghi, quello che usavo io superava i cinque metri, con un tippet dello 0’12 di circa un metro e venti, come mosche usate tranquillamente mosche da caccia, Royal Wulff , Royal Coachman, attila killer, March Brown, parachute ecc, fattore importantissimo che abbiano le ali di color bianco , questo per renderle maggiormente visibili ai vostri occhi, io solitamente uso la coda di vitello, che a parer mio ha il vantaggio di vedersi bene, di galleggiare benissimo e di non assorbire quasi per niente acqua. Per quanto riguarda il vestiario, il solito gilet, con i soliti accessori, ed un buon paio di stivali a coscia che abbiano ottima tenuta, vi sconsiglio i waders, sia per la profondità dell’acqua che per l’abbondanza di vegetazione, che potrebbe danneggiarli. Personalmente ho elaborato dei cosciali della Aigle, cosa che mi ha consigliato l’amico Luca dell’Armeria Benedetti di Serravalle Pistoiese, bisogna uniformare la suola togliendo il tacco, questa operazione naturalmente ve la farà il vostro calzolaio di fiducia, poi ho fatto mettere nella parte anteriore una suola vibran chiodata e nella parte posteriore il feltro, con questo accorgimento è impossibile scivolare su quasi tutte le superfici. Mi sembra superfluo ma ci tengo a dirlo cerchiamo di non lasciare traccia di noi, gli spezzoni di nylon riportiamoceli a casa così come i resti del nostro spuntino, io addirittura, avendo il brutto vizio del fumo, mi porto sempre appresso un piccolo contenitore, un portacenere tascabile, una sorta della vecchia scatoletta delle pastiglie Valda, dove ripongo i mozziconi.
AZIONE DI PESCA

Premetto che non è un percorso facile, bisogna avere una buona padronanza del lancio, oltre al fatto che quasi sempre (causa la vegetazione) bisogna lanciare con la canna parallela all’acqua, ci troveremo in tante situazioni in cui dovremo lanciare rovescio oppure adottare il balestra, insomma non lo consiglio senz’altro ai neofiti della pesca a mosca. Ma la cosa fondamentale sono gli spostamenti, dovete muovervi come un felino quando sta per tendere un agguato, non fare rumore e mimetizzarvi il più possibile con la vegetazione in modo che le trote non si accorgano di voi, l’acqua è molto bassa e cristallina e per le trote se non usate queste astuzie sarà molto facile individuarvi e quindi rintanarsi. Pose delicate della mosca e soprattutto sondate tutta l’acqua che avete a disposizione non lanciate subito nel posto migliore, arrivateci gradualmente, non sempre le trote stanno dove pensiamo che siano. Vorrei concludere con una frase che disse un noto pescatore anglosassone, “la vita di una trota è troppo importante per regalare soddisfazioni ad un solo pescatore”.

COME ARRIVARCI

Per chi proviene da nord, bisogna uscire al casello autostradale di Forte dei Marmi, seguire le indicazioni per Seravezza, e poi quelle per Castelnuovo di Garfagnana, pochi chilometri prima di arrivare al centro della cittadina troverete sulla vostra destra una fabbrica che si chiama Fassa Bortolo, c’è una piazzola, ed un accesso al torrente.
Per chi proviene da Sud deve uscire a Lucca, seguire le indicazioni per Castelnuovo di Garfagnana, una volta raggiunta la cittadina dovete svoltare a sinistra seguendo le indicazioni Forte dei Marmi, Seravezza, percorrete circa tre chilometri e troverete sulla vostra sinistra la fabbrica sopra citata.