Carpe a Mosca

mostravano le coordinate precise, sono bastate per cambiare totalmente le caratteristiche del luogo.
Oggi è diventato un laghetto a pagamento dove famigliole con prole, passano i loro pomeriggi e con la scusa di pescare trascorrono una domenica nella natura. Paradiso incontaminato e tranquillo per gli amanti del black è oggi meta di pescatori improvvisati che con ogni sorta di tecnica compreso il vivo insidiano questi nobili pesci, è facile trovare in acqua o sulle sponde dieci ,quindici o addirittura venti persone che sondano ogni anfratto sperando in una possibile cattura. Sono venuto a conoscenza di questo posto all’inizio di maggio del 2006, e con un amico passammo una
indimenticabile giornata di pesca e relax, immersi nel verde e nella magica melodia della natura, naturalmente pescando, e divertendoci .
A volte è meglio tacere e sperare che nessuno individui mai determinati posti.
Ma è il momento ora di parlare della tecnica della pesca a mosca alle Carpe,
che ha riempito tutti i mercoledì pomeriggio ed a volte anche le domeniche
di questa calda estate. Cominciamo col dire che mi ha avvicinato a questa
tecnica Massimiliano Malteno che da anni
pratica questa tecnica con ottimi risultati ed è appunto con lui ed altri
amici che ci ritrovavamo al
lago per passare delle splendide giornate di pesca. Scendiamo nei dettagli
e parliamo dell’attrezzatura e della tecnica.
Per quanto riguarda la canna consiglio una 9 piedi 9 piedi e mezzo per coda
8 o 9 molto meglio se WF, questo vi faciliterà nella fase di lancio, il
mulinello deve essere robusto dotato di una buona frizione e capace di contenere
150 o 200 metri di backing l’ottimale sarebbe un large arbour.
Il finale è composto da circa un metro di 0,35 per concludersi con un tip
del 0,30-0,25 di circa 1,5 metri. Vi sono diverse tecniche, cominciamo con
la più classica che prevede un segnalatore che funge da galleggiante e una
o due ninfe, i colori più catturanti di quest’ultime sono il nero, verde
e marrone, possono essere con testina in ottone o non o l’abbinamento dell’una
e dell’altra. Un’altra tecnica differisce di poco dalla prima coda,finale
e ninfa o ninfe eliminando l’indicatore. La più affascinante e divertente
e invece quella con l’imitazione galleggiante, quindi cacciando il
ciprinide sul pelo dell’acqua, con vari tipi di imitazioni che descriverò
in seguito. Il neo di questa tecnic a è la pastura , visto che dovremmo
avvalerci di pellet per attirare i pesci nei pressi della nostra postazione.
La tecnica di pesca è molto semplice, si lancia con la fionda un poco di
pastura e poi vi si lancia sopra le nostre imitazioni attendendo che l’indicatore
affondi o che la coda parta, naturalmente di
tanto in tanto bisogna pasturare, in poca quantità ma di frequente. Per
quanto riguarda la pesca a galla, dopo diverse ricerche e sperimentazioni,
abbiamo selezionato un tipo di pastura galleggiante che mette in attività
le carpe che cominciano a bollare come trote, in
questa situazione le peschiamo a secca, con imitazioni quasi tutte in foam
che assomigliano alla pastura utilizzata oppure imitazioni di fantasia,
io per esempio pesco con delle grosse sedge in foam giallo e devo dire che
hanno grande successo. Le catture variano da piccole carpe sui due, tre
chili fino a esemplari che superano abbondantemente gli otto chili, e sarà
in quel momento che l’abbondante backing imbobinato vi
farà comodo. Se volete avvicinarvi a questa tecnica queste indicazioni possono
bastare , ma se volete approfondire la vostra conoscenza sul sito www.massimiliano.malteno.arcola.selfip.net
è a disposizione un video di quaranta minuti ampliamente esplicativo.
Articolo di Stefano Lucacchini