CONCLUSIONI SULLA STAGIONE DI PESCA ALLE CHEPPIE

L’annata 2007 per la pesca alle Cheppie è stata abbastanza deludente, a
causa della scarsità di acqua nei fiumi, elemento essenziale per indurle
alla risalita. Credo che lo sia stata ancora di più per le cheppie stesse,
che appena risalite, venivano punzecchiate da orde di pescatori,fortunatamente,
per la maggior parte con ami senza ardiglione, finali del 0,35, e che quindi
avevano la possibilità visto il diametro del monofilo di rendere il combattimento
il più breve possibile, ed in un secondo tempo di slamarle velocemente e
senza danneggiarle visto l’uso di ami privi di ardiglione, ma vi erano anche
di quelli che, pur rilasciando la preda, il più delle volte in condizioni
penose, ci giocherellavano, si divertivano a sentire la frizione che cantava
e sembrava che avessero in canna un tonno da 50 chilogrammi, poi per ultimi
vi erano i killatori , coloro che per tradizione (comincio ad avere un odio
per le tradizioni), per assaporare le carni di questo pesce (valore gastronomico
meno1), oppure semplicemente per idiozia (se si va a pescare bisogna tornare
a casa con il pesce, altrimenti uno cosa va a fare a pesca) uccidono il
pescato. Comunque sostenitori del No Kill o no eravamo lì a punzecchiarle
mentre risalivano per compiere il miracolo della riproduzione, questo non
possiamo negarcelo, che poi tutto questo serva a placare i nostri istinti
primordiali e primitivi, però eravamo lì e non ad accoglierle con caramelle
e cioccolatini ma con i nostri ami.
Comunque, felici di averci incontrati continuavano la loro risalita che purtroppo per lo più terminava alle prime briglie, visto il livello bassissimo del fiume,cosicchè la maggior parte giravano vorticosamente nei rigagnoli sottostanti attendendo livelli migliori per continuare la risalita. Fondamentalmente c’erano, poche o tante c’erano e, scrupoli di coscienza a parte ,ci hanno fatto divertire, ed hanno dato gioia anche a nuovi sostenitori di questa tecnica, come Mauro, Alberto, Gabrio ed altri del nostro club che hanno provato l’ebbrezza di avere un siluro attaccato all’estremità della canna.
Noi che da anni pratichiamo questo tipo di pesca, avvezzi a molto più pesce e quindi molte più catture, eravamo un po’ meno contenti, ma eravamo lo stesso sul fiume con la nostra canna (da pesca) in mano ugualmente entusiasti.
Personalmente mi ritengo soddisfatto, l’unica nota negativa di questo anno è di aver incontrato in una mia uscita domenicale un divo della pesca a mosca, quelli che spesso vediamo in alcuni canali tematici, che con una mise da prima donna, camicia leggermente aperta, foularino al collo, borsetta tipo beauty case,capello cotonato, canna da mosca ed un enorme alone di “so tutto io” che lo circondava.
Ma oltre a questo ho avuto la possibilità di incontrare nuovi amici come Mario, che con me è stato il primo ha catturare le cheppie a mosca questo anno. Per non parlare delle giornate passate con Federico,Massimiliano e Cristiano dove a volte a forza di ridere non riuscivamo neanche a recuperare il pesce, oppure alle più meditative e lente insieme a Gino e Dino, insomma un pout-pourri di persone che rendevano piene le mie giornate.
Ho avuto occasione di stringere amicizia anche con un altro pescatore a Mosca, Massimiliano Malteno. Tutto successe in un’uggiosa giornata dove si alternavano leggieri piovaschi e schiarite, come al solito, chiuso il mio negozio e con l’attrezzatura già tutta pronta sulla mia autovettura, partivo, prendevo l’autostrada al casello di Massa per uscire a Sarzana passavo sul ponte che attraversa il magra e se non vi erano pescatori scendevo per iniziare l’azione di pesca, quel giorno in quel tratto di fiume c’erano già quattro pescatori, così decisi di continuare per andare in un altro spot detto il canile, giunto lì ero solo e finalmente potevo dedicarmi in tutta tranquillità alla pesca.
A volte sento il bisogno di trovarmi sul fiume solo tanto che mi basta veder avvicinarsi un altro pescatore per cambiare umore, sono quelle giornate in cui hai bisogno di ritrovare te stesso, vuoi restare solo con i tuoi pensieri e le tue fantasie, qui giorni meditativi in cui riesci veramente a diventare un tutt’uno con l’ambiente che ti circonda tanto da non avere più confini fra terra cielo ed acqua. Ma ritorniamo alla pesca , dopo aver catturato nel giro di due ore solamente tre Cheppie e stanco e sazio della mia solitudine decido di tentare la sorte al ponte della ferrovia a Sarzana.
Arrivato sul posto di pesca vi trovo già un pescatore, scendo una di una quindicina di metri ed inizio a lanciare ogni tanto guardando a monte per vedere se l’avversario faceva catture, in diverse occasioni ho visto la sua canna piegarsi e poi più niente, così dopo mezz ‘ora che stavo pescando l’acqua mi avvicino a lui, gli chiedo come stava andando la pesca , sconsolato mi risponde che per il momento non aveva ancora preso niente, era riuscito solamente a perdere diversi streamer sul fondo, con che coda peschi ?gli dissi , una otto affondante. Era una vecchia coda con l’interno in piombo, praticamente affondamento mega rapido, impossibile per quei livelli, ma credo impossibile sempre. Ci presentiamo scopriamo di avere amici in comune come Luciano Cerchi che fra le altre cose come lui scrive sulla rivista Pescare.
In seguito ci siamo trovati altre volte sul fiume lui con quel cavetto di acciaio al posto della coda che ovviamente non riusciva a farlo pescare.
Nelle varie uscite mi ha invitato una volta a pescare le carpe a mosca e anche se i puristi della coda di topo arricceranno il naso vi garantisco che è divertentissimo, ma a questo vorrei in seguito dedicare un articolo specifico dove spiegare la tecnica in modo che se qualcuno ha voglia di provarci sarà in grado di farlo.
Vi invito a visitare il suo sito internet www.massimiliano.malteno.arcola.selfip.net
Nell’attesa dell’aprile 2008 mese in cui solitamente risalgono le cheppie, dedichiamoci ad ingannare altri pesci con le nostre imitazioni.
Comunque, felici di averci incontrati continuavano la loro risalita che purtroppo per lo più terminava alle prime briglie, visto il livello bassissimo del fiume,cosicchè la maggior parte giravano vorticosamente nei rigagnoli sottostanti attendendo livelli migliori per continuare la risalita. Fondamentalmente c’erano, poche o tante c’erano e, scrupoli di coscienza a parte ,ci hanno fatto divertire, ed hanno dato gioia anche a nuovi sostenitori di questa tecnica, come Mauro, Alberto, Gabrio ed altri del nostro club che hanno provato l’ebbrezza di avere un siluro attaccato all’estremità della canna.
Noi che da anni pratichiamo questo tipo di pesca, avvezzi a molto più pesce e quindi molte più catture, eravamo un po’ meno contenti, ma eravamo lo stesso sul fiume con la nostra canna (da pesca) in mano ugualmente entusiasti.
Personalmente mi ritengo soddisfatto, l’unica nota negativa di questo anno è di aver incontrato in una mia uscita domenicale un divo della pesca a mosca, quelli che spesso vediamo in alcuni canali tematici, che con una mise da prima donna, camicia leggermente aperta, foularino al collo, borsetta tipo beauty case,capello cotonato, canna da mosca ed un enorme alone di “so tutto io” che lo circondava.
Ma oltre a questo ho avuto la possibilità di incontrare nuovi amici come Mario, che con me è stato il primo ha catturare le cheppie a mosca questo anno. Per non parlare delle giornate passate con Federico,Massimiliano e Cristiano dove a volte a forza di ridere non riuscivamo neanche a recuperare il pesce, oppure alle più meditative e lente insieme a Gino e Dino, insomma un pout-pourri di persone che rendevano piene le mie giornate.
Ho avuto occasione di stringere amicizia anche con un altro pescatore a Mosca, Massimiliano Malteno. Tutto successe in un’uggiosa giornata dove si alternavano leggieri piovaschi e schiarite, come al solito, chiuso il mio negozio e con l’attrezzatura già tutta pronta sulla mia autovettura, partivo, prendevo l’autostrada al casello di Massa per uscire a Sarzana passavo sul ponte che attraversa il magra e se non vi erano pescatori scendevo per iniziare l’azione di pesca, quel giorno in quel tratto di fiume c’erano già quattro pescatori, così decisi di continuare per andare in un altro spot detto il canile, giunto lì ero solo e finalmente potevo dedicarmi in tutta tranquillità alla pesca.
A volte sento il bisogno di trovarmi sul fiume solo tanto che mi basta veder avvicinarsi un altro pescatore per cambiare umore, sono quelle giornate in cui hai bisogno di ritrovare te stesso, vuoi restare solo con i tuoi pensieri e le tue fantasie, qui giorni meditativi in cui riesci veramente a diventare un tutt’uno con l’ambiente che ti circonda tanto da non avere più confini fra terra cielo ed acqua. Ma ritorniamo alla pesca , dopo aver catturato nel giro di due ore solamente tre Cheppie e stanco e sazio della mia solitudine decido di tentare la sorte al ponte della ferrovia a Sarzana.
Arrivato sul posto di pesca vi trovo già un pescatore, scendo una di una quindicina di metri ed inizio a lanciare ogni tanto guardando a monte per vedere se l’avversario faceva catture, in diverse occasioni ho visto la sua canna piegarsi e poi più niente, così dopo mezz ‘ora che stavo pescando l’acqua mi avvicino a lui, gli chiedo come stava andando la pesca , sconsolato mi risponde che per il momento non aveva ancora preso niente, era riuscito solamente a perdere diversi streamer sul fondo, con che coda peschi ?gli dissi , una otto affondante. Era una vecchia coda con l’interno in piombo, praticamente affondamento mega rapido, impossibile per quei livelli, ma credo impossibile sempre. Ci presentiamo scopriamo di avere amici in comune come Luciano Cerchi che fra le altre cose come lui scrive sulla rivista Pescare.
In seguito ci siamo trovati altre volte sul fiume lui con quel cavetto di acciaio al posto della coda che ovviamente non riusciva a farlo pescare.
Nelle varie uscite mi ha invitato una volta a pescare le carpe a mosca e anche se i puristi della coda di topo arricceranno il naso vi garantisco che è divertentissimo, ma a questo vorrei in seguito dedicare un articolo specifico dove spiegare la tecnica in modo che se qualcuno ha voglia di provarci sarà in grado di farlo.
Vi invito a visitare il suo sito internet www.massimiliano.malteno.arcola.selfip.net
Nell’attesa dell’aprile 2008 mese in cui solitamente risalgono le cheppie, dedichiamoci ad ingannare altri pesci con le nostre imitazioni.
Lucacchini Stefano
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