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Intervista a Fabrizio Gajardoni

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Elenco delle Domande1)Come ha scoperto il Mondo della Pesca a Mosca?2)Cosa significa x lei essere un PAM ?3)Quale consiglio darebbe a chi intende cimentarsi in tale disciplina ?4)Ponendo il caso che le si avvicini un pescatore (non moschista) sul fiume, incuriosito dalla sua tecnica e da quella strana imitazione fatta di peli,come gli spiegherebbe in poche parole che cosa è la Pesca a Mosca ?5)Ci racconterebbe un fatto curioso che le è capitato a Pesca?6)Col passare del tempo crede che il mondo della PAM abbia avuto uno sviluppo Positivo in termini di insegnamento e divulgazione o c'è ancora secondo lei un po' di confusione?7)La Costruzione degli artificilai è senzadubbio un mondo affascinante ,lei ha una mosca a cui è particolarmente legato? ce ne parlerebbe? magari spiegando a grandi linee il dressing..8)Se fosse un poeta quali versi dedicherebbe alla PAM ? (può anche trasformarsi per un attimo poeta e improvvisare ovviamente)


1 – Ho iniziato a pescare fin da piccolo con i sistemi tradizionali, ma nel 1979 ho iniziato ad interessarmi al mondo della pesca a mosca attraverso i pochi articoli che trovavo nella rivista “ Pescare” e “Pescare a mosca”. Naturalmente la situazione era completamente diversa da quella attuale, non si trovavano informazioni presso i rivenditori locali e così per alcuni anni, fino al 1982 la pesca a mosca rimase un sogno. Poi ho scoperto i negozi di Roberto Pragliola tramite un mio compagno di pesca che aveva ordinato alcuni materiali per la costruzione, il morsetto e gli attrezzi indispensabili per montare le prime mosche. Dopo i primi tentativi il mio amico mollò sfiduciato ed io comprai tutto per provarci a mia volta. Un morsetto “Sequoia”, una pinza per hackles, un bobinatore, un annodatore conico ed uno spillo, questo era tutto con un collo di gallo cinese, tre bobine di filo, poche piume ed alcuni colori di polipropilene. Ma una cosa non mancava, l’entusiasmo e credo che sia la cosa più importante per iniziare.
2 – Essere un PAM per me non ha un significato particolare, semplicemente la considero una disciplina completa, non un semplice modo per prendere pesci. Essere pescatore a mosca ti permette di spaziare in tanti campi, dal fascino delle cose antiche, alla costruzione, al lancio, alla pesca, è un mondo infinito in cui ti puoi confrontare continuamente e trovare continuamente nuovi interessi.
3 – E’ difficile dare consigli ma se proprio dovessi darne uno direi che la pesca a mosca va amata, come una bella donna, non usata come un altro sistema per andare a pesca.
4 – E’ impossibile descrivere la pesca a mosche in poche parole, ma direi che è affascinante ed elegante, una disciplina che richiede concentrazione, impegno ed entusiasmo.
5 – Racconti ce ne sarebbero tanti ma forse quello che mi ha stupito di più è stato circa 18 anni fa. Ero a pesca sul fiume Mur, Austria, e stavo risalendo il fiume pescando a ninfa, ero immerso in acqua fino alla vita, era l’unico modo per poter pescare questo tratto profondo ed infrascato. Ad un certo punto ho preso una trota fario di circa 30 cm e mentre la stavo recuperando subito sotto la superficie e apparsa dal nulla una sagoma argento che lentamente ha aperto la bocca e addentato la mia preda tenendola ben salda con la testa e la coda che fuoriusciva ai lati della bocca. Potete immaginare il mio stupore, la grossa trota misurava più o meno 90 cm, non pensavo che trote di quelle dimensioni potessero abitare in questo tratto alto del fiume, non era la prima volta che vedevo questi bestioni ma di solito molto più a valle. A questo punto la situazione era la seguente, canna Scott 8’ # 3 e tippet del 6 x , nessuna possibilità che la ninfa si potesse anche casualmente agganciare alla trota e forse era meglio così data l’attrezzatura. Così ho lasciato libera la coda e la trota sempre con una flemma direi inglese si è portata sul fondo, non sapevo cosa fare ho iniziato a chiamare il mio amico Alfredo che pescava più a valle, almeno per fargli vedere che razza di bestioni abitano questo splendido fiume, ma il rumore della corrente e la distanza rendevano impossibile la comunicazione, così ho provato a forzare la trota per vedere cosa sarebbe successo. La grossa trota non ha reagito con cattiveria ma semplicemente è tornata a galla, sempre con la sua trota in bocca e quando è stata ad un paio di metri da me, infastidita, ha scosso la testa lasciando libera la piccola fario e tornandosene sul fondo. Ho recuperato ancora incredulo la trota che presentava il segno del morso dalla testa a metà dell’addome, Era ancora viva ed in buone condizioni , una volta rilasciata si è dileguata velocemente sicuramente terrorizzata dall’esperienza. Il giorno dopo sono tornato con Alfredo per vedere se fosse stata ancora in zona, ed infatti era lì nello stesso punto, naturalmente ho battuto più volte quel posto nei due giorni a seguire con streamer vari , ma forse non sarebbe bastata la mia scatola da lucci per soddisfare una trota che aveva attaccato una pesce di 30 cm.
6 – Credo che la diffusione della pesca a mosca sia stata incredibile negli ultimi venti anni, il lavoro è servito molto a formare tanti nuovi PAM, ma credo che di confusione ce ne sia ancora tanta, forse troppa. Penso dipenda dalle tante offerte, non tutte qualificate, a disposizione del giovane inesperto, che disorientato, spesso sposa una teoria facendola sua e rifiutando categoricamente tutte le altre. A mio parere il neofita dovrebbe interessarsi a tutto ed ascoltare ogni singola opinione cercando di capire cosa è meglio per lui secondo il proprio pensiero e non seguire in modo estremista una corrente di pensiero. Nel mondo della pesca a mosca, come nella vita, c’è sempre da imparare, da tutti, a volte anche da chi è appena arrivato nel nostro mondo.
7 – Dressing a cui sono affezionato ne ho tanti, vi posso dire che la mia ninfa preferita da circa 20 anni è quella che io chiamo partridge back, e che non è altro che una imitazione semplicissima
del portasassi. E’ una mosca testata con grande successo da me e da diversi amici in molte parti del mondo, anche in Nuova Zelanda, purtroppo non da me……..Il drssing è elementare:
amo da ninfa # 6 -8 -10 – 12
Gold bead
Coda corta in pernice marrone
Corpo mix di pelo di volpe argentata e visone naturale
Hackle pernice marrone montata subito dopo la curvatura dell’amo
8- Mi chiedete veramente troppo, poeta proprio no. Credo di esprimere il mio lato artistico con il montaggio di mosche da salmone ed altre piuttosto insolite, mi piace creare ed utilizzare materiali insoliti. Molti si chiedono che senso abbia costruire questi artificiali non finalizzati alla pesca, ma la soddisfazione che mia hanno regalato facendomi conoscere ed apprezzare anche all’estero da molti dei più famosi costruttori, di cui sono diventato amico, è la stessa che si prova nel prendere un magnifico temolo con una minuscola secca. Inoltre l’esperienza che si accumula montando queste mosche aiuta tantissimo anche nella semplice costruzione di mosche da pesca, si imparano sempre nuove tecniche e nuovi sistemi di montaggio.
NDA.
Vi ringrazio per questa piccola intervista, spero che vi piaccia.
Se posso vorrei ringraziare tre persone che mi hanno aiutato a crescere come pescatore e costruttore:
Massimo Masi per la sua grande ed immensa esperienza che ha voluto condividere con me
Claudio D’angelo assolutamente il mio mastro nella costruzione di mosche da Salmone
Paul Schmookler che ha creduto in me fin dai primi coleotteri che gli ho inviato, aiutandomi in modo esponenziale a farmi conoscere nel mondo.

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Articolo di Massimiliano Nepori

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