Intervista a Fabrizio Gajardoni
Visita la Raccolta Multimediale delle sue Opere
1 – Ho iniziato a pescare fin da piccolo con i sistemi tradizionali, ma
nel 1979 ho iniziato ad interessarmi al mondo della pesca a mosca attraverso
i pochi articoli che trovavo nella rivista “ Pescare” e “Pescare a mosca”.
Naturalmente la situazione era completamente diversa da quella attuale,
non si trovavano informazioni presso i rivenditori locali e così per alcuni
anni, fino al 1982 la pesca a mosca rimase un sogno. Poi ho scoperto i negozi
di Roberto Pragliola tramite un mio compagno di pesca che aveva ordinato
alcuni materiali per la costruzione, il morsetto e gli attrezzi indispensabili
per montare le prime mosche. Dopo i primi tentativi il mio amico mollò sfiduciato
ed io comprai tutto per provarci a mia volta. Un morsetto “Sequoia”, una
pinza per hackles, un bobinatore, un annodatore conico ed uno spillo, questo
era tutto con un collo di gallo cinese, tre bobine di filo, poche piume
ed alcuni colori di polipropilene. Ma una cosa non mancava, l’entusiasmo
e credo che sia la cosa più importante per iniziare.
2 – Essere un PAM per me non ha un significato particolare, semplicemente
la considero una disciplina completa, non un semplice modo per prendere
pesci. Essere pescatore a mosca ti permette di spaziare in tanti campi,
dal fascino delle cose antiche, alla costruzione, al lancio, alla pesca,
è un mondo infinito in cui ti puoi confrontare continuamente e trovare continuamente
nuovi interessi.
3 – E’ difficile dare consigli ma se proprio dovessi darne uno direi che
la pesca a mosca va amata, come una bella donna, non usata come un altro
sistema per andare a pesca.
4 – E’ impossibile descrivere la pesca a mosche in poche parole, ma direi
che è affascinante ed elegante, una disciplina che richiede concentrazione,
impegno ed entusiasmo.
5 – Racconti ce ne sarebbero tanti ma forse quello che mi ha stupito di
più è stato circa 18 anni fa. Ero a pesca sul fiume Mur, Austria, e stavo
risalendo il fiume pescando a ninfa, ero immerso in acqua fino alla vita,
era l’unico modo per poter pescare questo tratto profondo ed infrascato.
Ad un certo punto ho preso una trota fario di circa 30 cm e mentre la stavo
recuperando subito sotto la superficie e apparsa dal nulla una sagoma argento
che lentamente ha aperto la bocca e addentato la mia preda tenendola ben
salda con la testa e la coda che fuoriusciva ai lati della bocca. Potete
immaginare il mio stupore, la grossa trota misurava più o meno 90 cm, non
pensavo che trote di quelle dimensioni potessero abitare in questo tratto
alto del fiume, non era la prima volta che vedevo questi bestioni ma di
solito molto più a valle. A questo punto la situazione era la seguente,
canna Scott 8’ # 3 e tippet del 6 x , nessuna possibilità che la ninfa si
potesse anche casualmente agganciare alla trota e forse era meglio così
data l’attrezzatura. Così ho lasciato libera la coda e la trota sempre con
una flemma direi inglese si è portata sul fondo, non sapevo cosa fare ho
iniziato a chiamare il mio amico Alfredo che pescava più a valle, almeno
per fargli vedere che razza di bestioni abitano questo splendido fiume,
ma il rumore della corrente e la distanza rendevano impossibile la comunicazione,
così ho provato a forzare la trota per vedere cosa sarebbe successo. La
grossa trota non ha reagito con cattiveria ma semplicemente è tornata a
galla, sempre con la sua trota in bocca e quando è stata ad un paio di metri
da me, infastidita, ha scosso la testa lasciando libera la piccola fario
e tornandosene sul fondo. Ho recuperato ancora incredulo la trota che presentava
il segno del morso dalla testa a metà dell’addome, Era ancora viva ed in
buone condizioni , una volta rilasciata si è dileguata velocemente sicuramente
terrorizzata dall’esperienza. Il giorno dopo sono tornato con Alfredo per
vedere se fosse stata ancora in zona, ed infatti era lì nello stesso punto,
naturalmente ho battuto più volte quel posto nei due giorni a seguire con
streamer vari , ma forse non sarebbe bastata la mia scatola da lucci per
soddisfare una trota che aveva attaccato una pesce di 30 cm.
6 – Credo che la diffusione della pesca a mosca sia stata incredibile negli
ultimi venti anni, il lavoro è servito molto a formare tanti nuovi PAM,
ma credo che di confusione ce ne sia ancora tanta, forse troppa. Penso dipenda
dalle tante offerte, non tutte qualificate, a disposizione del giovane inesperto,
che disorientato, spesso sposa una teoria facendola sua e rifiutando categoricamente
tutte le altre. A mio parere il neofita dovrebbe interessarsi a tutto ed
ascoltare ogni singola opinione cercando di capire cosa è meglio per lui
secondo il proprio pensiero e non seguire in modo estremista una corrente
di pensiero. Nel mondo della pesca a mosca, come nella vita, c’è sempre
da imparare, da tutti, a volte anche da chi è appena arrivato nel nostro
mondo.
7 – Dressing a cui sono affezionato ne ho tanti, vi posso dire che la mia
ninfa preferita da circa 20 anni è quella che io chiamo partridge back,
e che non è altro che una imitazione semplicissima
del portasassi. E’ una mosca testata con grande successo da me e da diversi
amici in molte parti del mondo, anche in Nuova Zelanda, purtroppo non da
me……..Il drssing è elementare:
amo da ninfa # 6 -8 -10 – 12
Gold bead
Coda corta in pernice marrone
Corpo mix di pelo di volpe argentata e visone naturale
Hackle pernice marrone montata subito dopo la curvatura dell’amo
8- Mi chiedete veramente troppo, poeta proprio no. Credo di esprimere il
mio lato artistico con il montaggio di mosche da salmone ed altre piuttosto
insolite, mi piace creare ed utilizzare materiali insoliti. Molti si chiedono
che senso abbia costruire questi artificiali non finalizzati alla pesca,
ma la soddisfazione che mia hanno regalato facendomi conoscere ed apprezzare
anche all’estero da molti dei più famosi costruttori, di cui sono diventato
amico, è la stessa che si prova nel prendere un magnifico temolo con una
minuscola secca. Inoltre l’esperienza che si accumula montando queste mosche
aiuta tantissimo anche nella semplice costruzione di mosche da pesca, si
imparano sempre nuove tecniche e nuovi sistemi di montaggio.
NDA.
Vi ringrazio per questa piccola intervista, spero che vi piaccia.
Se posso vorrei ringraziare tre persone che mi hanno aiutato a crescere
come pescatore e costruttore:
Massimo Masi per la sua grande ed immensa esperienza che ha voluto condividere
con me
Claudio D’angelo assolutamente il mio mastro nella costruzione di mosche
da Salmone
Paul Schmookler che ha creduto in me fin dai primi coleotteri che gli ho
inviato, aiutandomi in modo esponenziale a farmi conoscere nel mondo.
Articolo di Massimiliano Nepori
per scaricare questo articolo fai clic qui