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Intervista a Massimo Magliocco

Massimo Magliocco è Direttore Tecnico della FFM (Fly Fishing Masters) Scuola di Pesca a Mosca. Collaboratore di aziende del settore per la progettazione di canne ed attrezzature, collaboratore di riviste specialistiche quali Fly Fishing, Fly Line, Pescare, Il pescatore, autore del libro “torrenti & Dry Fly” e dell’omonimo video nonché degli altri video “La Tecnica di Lancio nella Pesca a Mosca” e “I Lanci Specifici nella Pesca a Mosca”.

1)Come ha scoperto il Mondo della Pesca a Mosca?

Era il 1977 e non avevo mai visto un pescatore a mosca all’opera. Avevo letto, però molto superficialmente, qualche articolo qua e la su Pescare l’unica rivista dell’epoca, finché in una mattina d’estate mentre con un amico stavo tentando le fario dell’Aniene, all’improvviso, facendosi largo tra la vegetazione, passò un tipo con una corta canna in bambù ed un mulinello diverso dal nostro che riconobbi essere un pescatore a mosca, il quale gentilmente salutò e si mise a lanciare una cinquantina di metri più a monte. Alla seconda trota che bollò sulla sua mosca e che salpò capii che quella tecnica, così diversa ed affascinante, sarebbe diventata la mia tecnica e così fu.

2)Cosa significa x lei essere un PAM ?

Essere pescatore a mosca, al di la dell’aspetto prettamente tecnico, per me è quasi una sorta di missione, nel senso che nessuno più lui è spinto a cercare di risolvere i problemi dei fiumi. Questo lo fa attraverso i club che hanno un ruolo importantissimo in questi discorsi. Inoltre essere pescatore a mosca vuol dire sforzarsi di far capire a chi non lo è che la preda non è più l’unico obbiettivo delle proprie uscite ma è uno degli elementi che compongono questa meravigliosa arte.

3)Quale consiglio darebbe a chi intende cimentarsi in tale disciplina ?

Quando ho iniziato io si arrivava alla mosca dopo molti anni di pesca generica e facevi, per certi versi, un salto nel buio nel senso che lasciavi cose certe, come abitudini e routine ormai facenti parte della tua vita e entravi in un mondo nuovo tanto diverso da quello che conoscevi che ti aveva formato. Inevitabilmente passava un po di tempo prima di assaporare veramente le differenze che esistevano e che ti facevano poi diventare un pescatore a mosca. Oggi invece il discorso è molto diverso e tanti si avvicinano alla pesca a mosca senza aver mai messo piede in un fiume o hanno pescato solo al mare. A chi si avvicina alla nostra tecnica direi come prima cosa di non perdere tempo e di non farlo da autodidatta ma di fare propri i consigli di qualcuno esperto e di non scoraggiarsi per le prime difficoltà e tenere duro e di iniziare a fare attenzione a tutti quei mille piccoli particolari, sottoforma di messaggi, che la natura ci invia e a cui fino ad allora non aveva mai fatto caso.


4)Ponendo il caso che le si avvicini un pescatore (non moschista) sul fiume, incuriosito dalla sua tecnica e da quella strana imitazione fatta di peli,come gli spiegherebbe in poche parole che cosa è la Pesca a Mosca ?

Essendo probabilmente un pescatore anche lui, credo che non sia importante spiegare la tecnica ma il perché si pesca a mosca. In due parole direi che all’inizio si entra nel mondo mosca solo per provare una tecnica molto diversa ma fondamentalmente sempre per andare a prendere pesci. La differenza è che mentre con le altre tecniche si continua a pescare finalizzando tutto alla quantità ingannando la trota con un esca naturale che magari non è neanche presente in quel fiume, con la mosca con il tempo si opera un salto di qualità “mentale”. In effetti il nostro obbiettivo è la qualità ovvero prendere quella trota che sta bollando ma che non sappiamo su cosa fino a capire a quale insetto è interessata, insetto che guarda caso vive e gravita sul quel fiume e a cui abbiamo accostato una imitazione. Credo che se quando non pescavo a mosca mi avessero risposto così a questa domanda mi sarei messo seduto su un sasso e avrei riflettuto molto di più sul mio rapporto con i pesci.

5)Ci racconterebbe un fatto curioso che le è capitato a Pesca?

Fiume Moll in Austria, era il ’94 ed ero estremamente gasato dalla tecnica di lancio che avevo appreso alla sim e che, come istruttore, piaceva insegnare. Allora mi andavo a cercare i posti più incasinati proprio per scommettere con me stesso circa le mie doti di lanciatore. Una mattina passando sotto un ponticello di legno, noto dalle ombre che si stagliavano sull’acqua la sagoma di tre pescatori che stavano guardando come pescavo. La sera a cena, me li ritrovo al tavolo vicino al nostro nella stessa pensione in cui alloggiavamo e, con fare gentile, uno di questi si avvicina a me e tra un inglese masticato e qualche parola di italiano mi chiede come caspita avessi fatto a prendere delle trote in posti per lui assurdi. Gli risposi che era solo questione di allenamento e di utilizzare dei lanci appropriati. Con fare teutonico mi rispose che non era possibile e mi lanciò una sfida per il giorno dopo chiedendomi di seguirlo e di lanciare dove diceva lui. Li per li credevo che stesse scherzando ma poi capii che faceva sul serio e preso da un senso di patriottismo italico accettati la sfida. Senza che scenda in particolari vi dico che la sera stavo in albergo a cena con a fianco il tedesco ammutolito e demoralizzato ma, che con fare sportivo, si complimentò con me.


6)Col passare del tempo crede che il mondo della PAM abbia avuto uno sviluppo Positivo in termini di insegnamento e divulgazione o c'è ancora secondo lei un po' di confusione?

Questa è una domanda estremamente interessante. In effetti in questi ultimi quindici anni c’è stato un discreto sviluppo della pesca a mosca e questo è da ricercare nel fatto che la nostra tecnica è diventata una passione più di massa e si è rimosso quel falso problema che la legava ad una elite piuttosto snob. Ma questa, e lo riprenderò più avanti, è una delle facce della medaglia, quella positiva. Un grande contributo lo hanno dato i club che hanno fatto da cerniera tra la tecnica e i pescatori, ma ancor di più, a mio avviso, per quanto riguarda l’insegnamento lo hanno fatto le scuole che si sono caricate sulle spalle l’impegno di uscire da quelle che erano le dottrine che fino allora avevano dominato la tecnica, e mi riferisco a quelle anglosassoni. Attenzione però perché quando parlo di scuole mi riferisco a quelle che hanno una loro didattica un programma ben definito perché, purtroppo, molti provano a fare gli istruttori ma basano il loro operato solamente sull’improvvisazione e sul pressappochismo e che quindi vanno a generare ulteriore confusione tra chi vuole migliorare la propria pesca. Ma nello stesso momento ho potuto constatare, e qui c’è l’altra faccia della medaglia, che si è generata dell’ulteriore confusione sempre per il discorso che ho fatto sopra, e cioè che manca una cultura alieutica proprio per il fatto che la pesca a mosca sia diventata un fenomeno di massa.

7)La Costruzione degli artificilai è senzadubbio un mondo affascinante ,lei ha una mosca a cui è particolarmente legato? ce ne parlerebbe? magari spiegando a grandi linee il dressing..


Chi mi conosce sa che non sono un costruttore, o meglio, non lo sono più da almeno dieci anni. Generalmente pesco con pochi collaudati modelli specialmente quando risalgo torrenti impegnativi e quindi pesco in caccia. Ho iniziato come tutti a costruirmi valanghe di mosche ma poi con il tempo mi limitai a fare solo quelle che mi sarebbero servite per la successiva uscita di pesca. Oggi non costruisco più e quasi tutte le mosche mi vengono fornite da quelle aziende con cui collaboro per testarle e valutare se sono di qualità o meno. Ho detto quasi perché alcune me le faccio costruire da alcuni amici fraterni e tra queste, per la pesca in caccia direi senza dubbio le sedge in pelo di cervo e la 699 di Devaux che considero entrambe delle grandi imitazioni, mentre per le altre occasioni le Iris di ogni colore e taglia trovano sempre posto nelle mie scatole poiché nella loro essenzialità riescono a racchiudere tutto il potere catturante che una buona mosca deve possedere.


8)Se fosse un poeta quali versi dedicherebbe alla PAM ? (può anche trasformarsi per un attimo poeta e improvvisare ovviamente)


Che dire, non è facile scrivere versi. Posso solo affermare che per me la pesca a mosca è una poesia fatta di mille piccoli elementi che però si riescono ad assaporare gradatamente solo dopo diversi anni di pesca fino ad entrarti dentro e generare una sorta di denso sentimento che difficilmente con gli anni tende a diluirsi.

Vorrei chiudere questa intervista ringraziando tutti i soci del Fly Club 90 Versilia e spronarli a continuare così affinché la nostra “arte” possa diffondersi sempre di più.

 

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Articolo di Massimiliano Nepori