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LA RINASCITA DELL’AVETO

Nei tempi passati erano molti i pescatori che percorrevano centinaia di chilometri per raggiungere la splendida valle dell’Aveto, dove oltre che con magnifiche Fario per lo più autoctone potevano confrontarsi con i più difficili Temoli immessi in grande quantità per volontà ed impegno delle associazioni di pesca e grazie all’aiuto del Sig. Magrini che tutti conosciamo grazie ai morsetti artigianali di ottima fattura e qualità. Purtroppo come succede anche nelle più belle favole il sogno svanisce, varie centraline vengono costruite diminuendo la portata di questo splendido fiume, ed insieme all’acqua gli sbarramenti si sono portati via parecchi pescatori. Nel tempo le varie associazioni hanno cercato di intervenire e var rivivere il Fiume e con esso l’ecosistema che lo circonda, ed oggi finalmente il fiume è rinato, con i suoi temoli e le sue Trote.
Purtroppo questo corso d’acqua risente, come tutti gli altri del resto, della scarsità delle piogge e quindi nei mesi più caldi come Luglio ed Agosto i suoi livelli si abbassano notevolmente.
Da tanto tempo mi ero ripromesso di ritornarci, ma non ne avevo avuto mai occasione, così ieri ad una settimana dalla chiusura delle acque ai salmonidi, insieme all’amico Menconi abbiamo deciso di ritornarci. Alle ore quattordici circa siamo all’uscita Autostradale di Lavagna e ci accingiamo a percorrere la statale che ci porterà a Rezzoaglio, il tragitto non è breve ma in compagnia di un “enciclopedia vivente sulla pesca a mosca” come il buon Gino il tempo è scorso velocemente.
Arrivati alla meta prefissata e fatto il tesserino segna catture ci accingiamo a raggiungere il fiume.
Finalmente ci siamo, abbiamo i pedi nelle gelide acque dell’Aveto e la canna in mano, non resta che scegliere la mosca ed iniziare l’attività di pesca.
Scrutando attentamente nella scatola porta mosche decido di montare un’emergente in cul de canard su amo del diciotto, il vento purtroppo non agevola l’azione di pesca ma nella lunga lama che abbiamo scelto cominciano a vedersi le prime bollate.
Dopo diversi rifiuti ecco la prima trota, poi di seguito un Temolo e la volta di Gino che ferra anche lui un bel Temolo, la giornata trascorre in un susseguirsi di catture ,diverse trote sui veticinque centimetri e alcuni temoli che superano i trenta.
Restiamo fino a che la luce ce lo concede e poi soddisfatti e sazi terminiamo l’azione di pesca,nel tragitto che ci separa dall’auto incontriamo l’amico Magrini che dopo averci chiesto l’esito della giornata , comincia a raccontarci alcuni particolari della storia dell’Aveto, dall’ormai centenario vecchietto del paese che in gioventù pescava a mosca con una rudimentale canna in bambù con anelli di filo di ferro ,un primitivo mulinello che conteneva un filo intrecciato somigliante più ad un baking che ad una coda con tre moschine tipo spider, all’inglese che viveva a Varazze e che durante il periodo caldo veniva sull’Aveto per dedicarsi alla pesca, da qui un influsso
Anglosassone che portò novità fra gli adepti della coda di topo, ad i vari personaggi più o meno importanti che frequentavano queste acque.
La nostra curiosità e gli argomenti interessanti di Magrini ci hanno fatto posticipare il nostro rientro mettendoci in viaggio solamente verso le 22:30.
Vorrei consigliare a chi non ha mai pescato in Aveto o chi lo a fatto in passato di frequentare queste acque che sapranno regalarvi splendide catture e magnifiche emozioni.

Articolo di Stefano Lucacchini

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