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Filosofia di un Pescatore a Mosca

Filosofia di un Pescatore a Mosca
25 febbraio 2007, finalmente è arrivato il tanto sospirato giorno dell’apertura alla Trota, dopo svariate serate passate davanti al morsetto è il momento di testare le nostre imitazioni in acqua. Ore 8:00 appuntamento a Seravezza al Bar Shaker per ritirare il tesserino segnacatture, obbligatorio sul nostro fiume visto che si tratta di una zona a regolamento specifico. Ci dividiamo in piccoli gruppi e ci dirigiamo verso le prefissate zone di pesca. La giornata è cupa, il sole è nascosto da un grosso fronte di nubi che avanza minaccioso verso di noi, ma in compenso l’acqua è spettacolare. La strada che mi divide dalla zona in cui ho intenzione di pescare segue il corso del fiume ed è possibile vedere le limpide acque , che in occasione di questa giornata sono invase da numerosi pescatori accalcati l’uno vicino all’altro, naturalmente muniti del loro panierino portapesce o da sacchetti di plastica. Questa orrenda visione di uno sciame di persone che si avvicinano al fiume solamente nella giornata dell’apertura e in quella della chiusura, pronti a catturare ed uccidere tutto ciò che superi la misura consentita, questa fantozziana immagine mi ha completamente tolto lo
spirito con cui ho iniziato la giornata, tanto che dopo venti minuti ho riposto la mia attrezzatura e mi sono recato a casa nella speranza di non assistere ne i seguenti giorni a tali spettacoli e potermi finalmente rilassare ed assaporare il fiume in santa pace. La pesca è una scusa per staccare con il mondo che ci circonda, un momento in cui poter abbracciare la natura, godere dei colori, dei profumi,ascoltare lo scorrere dell’acqua che ci delizia con la sua melodia, è il momento in cui mi ritrovo con me stesso,il momento in cui vedo in tutto questo la mano del grande maestro, e se lanciando la mia mosca riesco anche a catturare un pesce, mi delizio della sua bellezza ,dei colori della sua livrea e ringraziandolo per avermi fatto provare queste emozioni lo rilascio alla sua vita selvatica, sperando di rincontrarlo, ancora più grosso e bello.
Siamo parte di un equilibrio unico, cerchiamo di averne rispetto per noi, per le generazioni a venire ma soprattutto per la nostra madre Terra.


Stefano Lucacchini
Questo vuole essere l’inizio di una serie di riflessioni sulle mie giornate di pesca e un occasione per
raccontare la vita del nostro fiume.

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Articolo di Stefano Lucacchini

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