Pesca a Mosca in Austria
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Fai Brillare i tuoi occhi con le stupende Immagini di questi Temoli
Erano circa i primi giorni di Luglio e abitando in una località di Villeggiatura
come Marina di Massa che si trova a pochi km dalla Versilia e Forte dei
Marmi, vi lascio immaginare in quale caos creato dai turisti mi trovavo
. . . la stagione era già ben avviata e per chi come me lavora nel settore
della ristorazione in questo periodo c’è un gran da fare. Il Telefonino
di conseguenza non smetteva un attimo di squillare ma tra le tante telefonate
di lavoro ne arriva un’inaspettata. Era L’amico Stefano, vi dico già che
quando sul telefonino appare il suo nome questo vuol dire solo una cosa:
PESCA! . Rispondo senza neppure concedere all’odiato strumento il tempo
di fare il secondo squillo e rimango completamente immobile, come rapito
dalle parole del mio interlocutore che mi dice: Max, andiamo a pescare in
Austria a Ottobre? Credo di non esagerare se vi dico di aver risposto SI
senza neppure fargli finire la frase. E fu così che tutto ebbe Inizio.
Non mento se vi dico che i mesi precedenti la partenza sono stati vissuti
con grande euforia, contavo i giorni come quando nei film si vedono i galeotti
fare la stecca sul muro. I preparativi poi sono stati davvero speciali,
una vera e propria corsa agli armamenti: canne, code, mulinelli, mosche,
finali e chi più ne ha più ne metta. Da subito ho iniziato aprendo una discussione
sul Forum di Pipam per avere informazioni circa i fiumi e gli scenari di
pesca che avrei incontrato, poi avrò fatto un centinaio di telefonate ad
amici che ci erano già stati cercando di accumulare più informazioni possibili,
credo di essere stato davvero un bel rompi-scatole!
Per farla corta siamo vicini al giorno della partenza e la sera prima neanche
a dirlo fatico a prendere sonno, un po’ per l’emozione, un po’ per la paura
di aver tralasciato qualcosa di chiudere gli occhi proprio non se ne parla.
Ore 21.00 del 19/10/2008 passo a prendere a Casa Stefano che nemmeno a dirlo
è sul terrazzo che mi sta già aspettando, giusto il tempo di salutare sua
moglie Silvia e via in macchina verso la tanto sognata vacanza di Pesca.
Oltre 550 km ci separano dalla nostra meta, ma questo ovviamente non è certo
un problema, la mia Golf è piena come un uovo tra canne, waders e borse
di ogni genere. Il viaggio è allietato dalla musica di Bob Dylan e bob Marley
che con il loro Sound ci tengono compagnia durante tutto il soggiorno, non
posso far a meno di chiudere gli occhi e ricordare i meravigliosi paesaggi
della stupenda campagna Carinzia sottolineata in tutta la sua bellezza dalle
intramontabili “ Blow in the Wind” e “ Don’t Worry be Happy”.
Per il nostro soggiorno abbiamo deciso di andare a trovare il Sig. Adriano
Gargantini gestore dell’Aktiv Hotel a Rosegg, situato a circa mezz’ora di
macchina dal confine Italiano. Oltre che essere un Albergatore straordinario
il Sig.Adriano è senza dubbio un personaggio molto interessante vuoi per
la sua grande esperienza di pescatore vuoi anche per gli innumerevoli viaggi
di Pesca nei luoghi più sperduti del Globo. La sera cena è un piacere ritrovarsi
nella hall dell’Albergo, ad ascoltare i suoi racconti uno fra tanti il suo
viaggio in solitario trascorso tra Canada e Alaska spostandosi quasi esclusivamente
a Cavallo e cibandosi delle sue catture e di qualche immancabile scatoletta
di carne “ non si vive si solo pesce”… Soggiornando nell’Aktiv Hotel si
ha la concreta sensazione di stare a casa propria, infatti, sia Adriano
che la tutta la sua famiglia sono davvero molto cortesi e ospitali. Non
esagero se dico che in quell’Hotel si respira pesca a 360°, in sala da pranzo
sono appesi magnifici esemplari imbalsamati, alcuni addirittura record IGFA
e la vista del grande Huco che domina sopra di tutti è davvero qualcosa
di spettacolare. Per informazioni aggiornate sui permessi, pernottamenti
etc. www.tropyclub.it oppure mandate una mail a albertogargantini@libero.it.
Adriano Gargantini gestisce anche alcune tra le riserve più belle che potete
visitare in Austria, tra i fiumi più importanti cito la Drava, il Gail,
la Sorgiva, il Vellach e il Rosenbach.
Premetto che pescare in Austria significa venir catapultati in un’altra
dimensione fatta di silenzio e di grande armonia con la natura, dove gli
unici rumori che si possono udire sono quelli degli animali al pascolo o
di qualche contadino che in lontananza ara il terreno col trattore, pochissime
macchine e tanta, tanta tranquillità.
La nostra avventura di pesca inizia domenica 20/10 con quello che a parer
mio è il fiume più difficile: La Drava.
In questo periodo dell’anno i livelli non sono ancora quelli ottimali di
metà novembre ma il fiume nella sua maestosità ti lascia davvero senza fiato.
Ad un primo impatto ci si sente un po’ spaesati anche perché c’è molta acqua
e la corrente è ancora molto forte. Sia io che Stefano decidiamo di iniziare
con la Ninfa quindi armiamo le nostre 9 piedi coda 5 ed iniziamo ad incamminarci
verso il punto prescelto. In questi luoghi la pressione di pesca è stata
volutamente resa minima e questo rende sì che il pesce sia molto sospettoso
verso tutto ciò che non conosce, infatti, uno dei consigli più preziosi
che ci è stato dato, è quello di entrare in acqua il meno possibile. Inizio
a sondare il fiume con un trenino di mosche piuttosto pesanti ma la corrente
è inesorabile e la mia passata non è certo molto fruttuosa, pochi minuti
dopo arriva Adriano che ci da qualche prezioso consiglio di pesca come ad
esempio quello di appesantire il terminale con dei piombini in maniera tale
da far lavorare i nostri artificiali il più possibile a contatto con il
fondo. Non passano nemmeno pochi munti che avverto la prima abboccata e
dalla corrente impetuosa fa capolino il primo temolo, questa prima cattura
non è certo in termini di lunghezza un record ma mi regala un’emozione che
solo chi pesca a mosca può carpire. Girandomi verso Stefano poco lontano
e mostrandogli fiero la mia prima cattura noto che anche lui è alle prese
con il suo primo temolo, ma questo è assai ben più grande del mio, infatti,
fa segnare al metro ben 46 cm. La giornata scorre tranquilla e verso le
12 si intravede la prima bollata, segno che la schiusa è iniziata e quindi
cambio veloce di attrezzatura e via a pescare a secca fino alle 17. Le catture
si susseguono e il divertimento è davvero molto, da lì ad arrivare all’ora
del nostro ritorno in Albergo per la cena il passo è davvero breve. Durante
la strada del ritorno passo la mia macchina fotografica a Stefano che avidamente
scorre tutte le immagini, inutile dire che il mio navigatore si è perso
e di conseguenza anche noi … ci fermiamo a chiedere informazioni ma il mio
rapporto con la lingua estera è qualcosa di assolutamente improponibile,
ci affidiamo quindi alle poche parole percepite e ci dirigiamo verso Spittal,
neanche a farla apposta abbiamo azzeccato la strada giusta e anche se in
ritardo riusciamo ad essere a casa per la cena. Questo nostro non voluto
errore ci ha dato la possibilità di ammirare dei luoghi incantevoli che
fino a quel momento avevo solo visto sulle riviste. L’unico suggerimento
che posso dare ad Adriano è quello di fare delle piccole cartine per tornare
dai luoghi di pesca, ho detto ritornare perché è sua abitudine portarti
direttamente sul luogo di pesca. Per quanto riguarda il cibo non ho nulla
da commentare, la signora è una cuoca eccezionale e soprattutto la cucina
parla rigorosamente Italiano e non vi dico il piacere di sedersi a tavola
davanti ad un piatto fumante di spaghetti dopo una giornata estenuante di
pesca!
Il mattino seguente fa capolino nella vallata una tenue nebbiolina che sembra
accarezzare ogni singolo albero, dopo un’abbondante colazione ci dirigiamo
con Adriano verso un’altra riserva: La Sorgiva.
Le indicazioni sono poche e chiare, bisogna fare il minor rumore possibile
e cercare di lanciare molto bassi per evitare di lasciare le nostre mosche
su di una vegetazione molto fitta. Questa riserva credo che la ricorderò
sempre non solo per le numerose catture ma anche per la pace e tranquillità
che mi ha trasmesso, quando l’acqua di investe dietro di te si formano dei
Micro gorghi che si portano via ogni tuo malessere e ti fanno diventare
parte integrante sì un meraviglioso contesto naturale. Reduci dall’esperienza
in Drava decidiamo di affrontare il primo momento avido di schiuse pescando
a ninfa, ninfe piccole su terminali leggeri anche perché non avevo mai visto
un’acqua così trasparente, le catture non tardano ad arrivare e guardare
la perfetta livrea delle grandi Fario e delle combattive Iridee non lasciano
dubbi sulla loro salute. Dopo una schiusa molto generosa il fiume sembrava
quasi spegnersi, fu in quel preciso istante che nella mia testa inizio ad
barcamenare l’idea di stimolare i pesci con qualcosa di veramente grosso,
dopo una rapida occhiata alla mia fly-box opto per una grande imitazione
di cavalletta su amo dell’8, la lego ad un finale dello 0.16 e cerco di
lanciarla sotto sponda quasi ad imitare un grosso insetto caduto in acqua
dalle piante, l’attesa non è molta e dopo qualche lancio la mia imitazione
viene aggredita quasi immediatamente da una bella fario che una volta allamata
cerca rifugio negli erbai situati nel centro dandomi non poco filo da torcere,
dopo poco arriva a tiro di guadino e una volta fotografata riprende immediatamente
il via sparendo ai miei occhi ma non alla mia memoria che meglio della mia
immancabile Kodak la fotografa e la imprime a fuoco dentro di me. La giornata
passa e tra un pesce e l’altro trovo anche il tempo per fare qualche fotografia
a Stefano che come un’infallibile macchina da pesca è sempre incannato,
segnando numerose tacche sul calcio della sua canna. In macchina guardando
il mio compagno di pesca mi accorgo che non solo il solo ad aver stampato
sulla faccia un sorriso beato e nemmeno l’ennesimo sbaglio di strada riesce
a metterci di cattivo umore.
La sera giunti in Albergo e dopo aver divorato uno stinco cucinato ad opera
d’arte decidiamo di raccogliere nel PC le fotografie scattate durante questi
2 giorni, le foto sono tutte molto belle e decidiamo di farle vedere ad
Adriano che non esita a farci i complimenti per le stupende catture. Parlando
di tutto, ma soprattutto di pesca Adriano ci consiglia di andare a tentar
fortuna in una delle sue riserve più spettacolari per quanto riguarda l’ambiente
puramente selvaggio. Il Vellach.
Fiume dalla conformazione tipica del torrente, acqua cristallina e molto
veloce a tratti ci si può ritrovare le ambientazioni tipiche del fiume Nera
in alcuni tratti anche dell’Aveto. L’itinerario di andata è uno dei più
complicati che abbiamo percorso fino ad ora, ed è inutile dirvi che al ritorno
ci siamo nuovamente persi. La nostra tattica è quella di affrontarlo a Secca
con canne 8 piedi 0 7.6 #3/4 finali dello 0.14 e mosca su amo del 14, per
quanto mi riguarda ho legato al terminale la mosca in cui credo di più,
un’imitazione di effimera costruita in Alce e con hackle in cul de canard,
mosca che mi ha sempre regalato grandi emozioni (ALCINA). Le catture non
sono certo da sottovalutare, anche se in questa nostra uscita non c’è stato
la grande cattura, trote e temoli molto combattivi ci hanno regalato infinite
emozioni e poi pescando in caccia mi sono affidato alle soddisfazioni dell’intramontabile
Royal Wulf costruita su amo del 12/14. Pescare in Vellach è davvero emozionante
e credo che il pescatore a mosca si senta davvero messo alla prova, in quanto
la natura selvaggia offre un’infinita serie di difficoltà che vanno a testare
le doti tecniche del singolo.
I giorni seguenti sono stati dedicati nuovamente alla Drava e ai tratti
della Sorgiva da noi inesplorati, tutto il soggiorno è stato accompagnato
da un tempo meraviglioso e da una temperatura che anche se lontana dai 20
gradi lasciati a casa non ci ha mai penalizzato e non ci ha mai disturbato,
infatti, abbiamo pescato tutti i giorni senza giacca. Il giorno del ritorno
si avvicina e sia io che Stefano iniziamo a sentire già la mancanza di quei
luoghi meravigliosi, giusto il tempo di una pescata furtiva la mattina e
poi via verso la strada del ritorno, stavolta i 550 km che ci attendono
sembrano un ostacolo insormontabile e durante tutto il viaggio non facciamo
altro che scambiarci opinioni e racconti di pesca, conosco il mio compagno
di Viaggio da molto tempo e devo dire che questa vacanza mi ha dato l’occasione
per consolidare la nostra amicizia, ho scoperto un compagno di pesca competente
e assolutamente spassoso, non vi dico quante risate e molte di queste arrivate
alle lacrime durante gli spostamenti fatti di battute di aneddoti divertenti
e di gag a non finire.
Concludendo mi sento di dare qualche consiglio a chi intendesse intraprendere
questo viaggio:
Consiglio tecnico di pesca: mai lasciare a casa ninfe color arancione, terrestrial
molto grandi, guadino e occhiali polarizzati.
Consiglio di Viaggio: o comprate un navigatore che riconosce anche il sentiero
di montagna più impervio oppure affidatevi alla vecchia cartina stradale
che non fallisce mai, oppure come abbiamo fatto noi affidatevi al caso,
ci perderete in fatto di km fatti a vuoto e di gasolio buttato ma volete
mettere il brivido dell’avventura ?!
Intendo Ringraziare anche le ditte: Sweflies - 1000 mosche.it - Fly Store - Fly Fishing Style - per il supporto conferitomi e per avermi dato la possibilità di testare con mano le loro Mosche che si sono rivelate molto perfomanti e a tratti indispensabili.
Articolo di Massimiliano Nepori